Un filo di Scozia

Se la profezia di Bela Guttmann fa compagnia ai tifosi del Benfica da oltre cinquant’anni, chissà quale maledizione avvelena le sorgenti delle Highlands dal 1954, impedendo puntualmente alla Scozia di oltrepassare le colonne d’Ercole del primo turno mondiale. Otto partecipazioni, otto eliminazioni nella fase a gironi: un record difficilmente battibile, dacché un ottavo di finale non è stato negato neanche ai peggiori scalzacani (Corea del Sud, Marocco, Senegal, Costarica, persino l’Arabia Saudita!) e la diretta inseguitrice in questa speciale classifica è la Tunisia, ferma a 4 eliminazioni su 4. Del resto, senza perderci troppo in chiacchiere, lo spiega bene Mark Renton in Trainspotting: “Gli inglesi sono mezze seghe. Ma d’altra parte noi scozzesi siamo stati colonizzati da mezze seghe”.

1954. Due partite senza lasciare traccia, anche a causa di una preparazione “atroce” che fa sì che al Mondiale vada una rosa di appena 13 giocatori su un massimo di 22 possibili. Persa la prima 1-0 contro l’Austria, il ct Andy Beattie si dimette a poche ore dal secondo match contro il fortissimo Uruguay campione in carica, che pasteggia 7-0 con Miguez, Borges e Abbadie. Ok ok, sarà per un’altra volta.

scozia581958. Per la prima e unica volta nella storia tutte e quattro le nazionali britanniche si qualificano al Mondiale. Le due supposte cenerentole, Galles e Irlanda del Nord, sono anche le sole a passare il turno; subito a casa gli inglesi, beffati allo spareggio dall’URSS. Allenata con mano ferma da Matt Busby, guida del Manchester United due volte campione d’Inghilterra, la Scozia elimina nel girone nientemeno che la Spagna di Suarez, Kubala, Gento e Di Stefano, impedendo così per l’ennesima volta alla saeta rubia di disputare un Mondiale. Ma il 6 febbraio 1958 l’aereo del Man Utd di ritorno da Belgrado fa scalo a Monaco e lì rimane, causa un tragico incidente in fase di decollo; muoiono otto giocatori e lo stesso Busby rimane a lungo tra color che son sospesi, tanto che gli viene impartita due volte l’Estrema Unzione. A causa delle gravi ferite, deve passare la mano al vice Dawson Walker, che non è della stessa pasta e si vede. Dopo l’incoraggiante pareggio iniziale per 1-1 contro la forte Jugoslavia, Walker invia due giocatori (Robertson e Docherty) a spiare l’allenamento dell’abbordabile Paraguay, rovinosamente sconfitto 7-3 dalla Francia all’esordio. Questi tornano e mettono in guardia il ct: occhio, son pur sempre sudamericani, sono tosti e ben allenati. Walker non li sta a sentire e lascia a riposo due o tre giocatori-chiave come il centravanti Jimmy Murray, che aveva segnato all’esordio. Mal gliene incoglie: il Paraguay vince 3-2 e la Scozia completa il suo capolavoro perdendo 2-1 contro la Francia, con tanto di rigore calciato sul palo sull’1-0 da John Hewie. A sottolineare soprattutto una cosa: la sfiga sarà fedele compagna di viaggio della Tartan Army.

1974. Di ritorno a un Mondiale dopo 16 anni, in panchina c’è ora Willie Ormond, manager pratico che si farà una carriera ad alti livelli pur senz’aver mai allenato né Celtic né Rangers. Sull’eredità del Celtic di Jock Stein, campione d’Europa nel 1967 contro la Grande Inter, la Scozia è piena di gente di talento: in attacco c’è posto sia per l’antico Denis Law che per il rampante Joe “lo squalo” Jordan, 22 anni e già gli incisivi saltati per uno scontro di gioco da ragazzo; a centrocampo c’è il fosforo di Kenny Dalglish ma anche la cazzimma di Billy Bremner, capitano del mitico Leeds anni ’70, il “maledetto United” fatale a Brian Clough, squadra in cui scozia74gioca anche la velenosa ala destra Peter Lorimer. Nel girone la Scozia fa fuori la quotata Cecoslovacchia, che appena due anni dopo si laureerà campione d’Europa contro la Germania. Tutt’altro destino tocca ai nostri eroi, che nel girone pescano Brasile (e vabbé), Jugoslavia (di nuovo) e il folkloristico Zaire, primo avversario che rigira il coltello nella storica piaga del calcio scozzese a livello internazionale: l’attacco dalle polveri bagnate. Già in vantaggio 2-0 alla mezz’ora contro un avversario ben oltre il limite del ridicolo, gli scozzesi si accontentano di gestire, invece di pensare a rimpinguare la differenza reti. Poi sono splendidi a bloccare sullo 0-0 il Brasile, ma li condanna l’1-1 contro la Jugoslavia (che di gol allo Zaire ne ha fatti nove!), mentre contemporaneamente alla Seleçao basta farne tre agli sperduti africani per passare il turno. La Scozia diventa così la prima Nazionale nella storia a riuscire nell’impresa di uscire senza mai perdere una partita: la Sfiga sa divertirsi assumendo mille forme diverse.

1978. Ancor più crudele è quanto accade quattro anni dopo, quando la Scozia davvero ha l’ambizione di pensare in grande, guidata dal manager Ally McLeod che si è presentato alla squadra con poche, significative parole: “Mi chiamo Ally McLeod, e sono un vincente nato”. Il girone di qualificazione è stato passato in modo un po’ malandrino, ancora a spese della Cecoslovacchia campione europea e soprattutto del Galles, grazie a una furbata di Joe Jordan: nel match decisivo ad Anfield Road contro il Galles, tocca con la mano una rimessa di Hartford e inganna così l’arbitro Wurtz (lo stesso che anni dopo deruberà il Verona in Coppa Campioni contro la Juve), che vede il fallo di mano del difensore gallese e fischia rigore.
La Scozia sbarca in Argentina accompagnata da un entusiasmo sconsiderato. Per la seconda volta di fila unica nazionale britannica qualificata (ci ha lasciato le penne anche l’Inghilterra, fatta fuori dall’Italia), sogna il titolo mondiale accompagnata da 20 mila tifosi che scortano il bus fino all’aeroporto. Rod Stewart, mai lucidissimo, scrive parole ispirate: “Ole ola, ole ola/we’re gonna bring that World Cup back from over tha”, per uno degli inni più brutti mai dedicati a una nazionale di calcio (potete ammirarlo qua sotto). Nel girone ci sono l’Olanda, che fa meno paura senza Cruijff, il Perù che non sai mai che cosa può inventarsi, e il misterioso Iran pre-khomeinista. Ladbrokes la spara grossa, e quota la Scozia campione del mondo a 8.

L’esordio contro il Perù finisce in un bagno di sangue. McLeod è tanto spocchioso quanto inadeguato, se è vero che l’unico consiglio che riesce a dare ai giocatori è “calciate la palla più forte e più lontano possibile”. I luoghi comuni sul calcio scozzese, imperitura materia di barzellette da parte dei cugini inglesi, sono tutti riassunti in questi tragici 90 minuti, in cui la Scozia viene fatta a fette dalla fantasia e la tecnica di Cubillas (famoso il suo gol pazzesco su punizione di esterno destro, a battere il mediocre portiere Rough, che si ostina a giocare senza guanti). A fine scozia78partita uno dei meno peggio, Willie Johnstone, viene beccato positivo all’antidoping per uno stimolante, il Reactivian, consentito dalla Football Association ma vietato dalla FIFA. Il secondo match contro l’Iran è ancora più triste del precedente, concludendosi con uno squallido 1-1 che fa imbufalire i tanti tifosi scozzesi, che prendono a urlare “Give our money back”.
Serve un miracolo per salvare la pelle, e l’Olanda non sembra l’avversario adatto, mentre si susseguono incessanti voci su presunti festini a base di orge e birra all’interno del permeabile ritiro scozzese. La Scozia deve battere i vice-campioni del mondo con tre gol di scarto, ma proprio quando è spalle al muro la Tartan Army ritrova l’orgoglio, alimentando i rimpianti per un atteggiamento mentale completamente sbagliato in precedenza. I ragazzi di McLeod giocano una delle più grandi partite della loro storia e si esaltano nelle finte e nei dribbling dell’indiavolata ala destra Archie Gemmill, il cui secondo gol, da cineteca, finirà dritto dritto in una celebre scena del suddetto Trainspotting. Siamo 3-1 e ci sarebbero ancora oltre 20 minuti per l’impresa, ma il 3-2 di Johnny Rep al 72′ fa calare il sipario. Arrivederci al 1982.

1982. Passato agevolmente il turno anche grazie all’allargamento da 16 a 24 dei Paesi partecipanti, la Scozia anni ’80 ha meno qualità rispetto al decennio precedente ma può comunque contare su un centrocampo di tutto rispetto, con califfi come Dalglish, Strachan e Souness. Il girone, come sempre, non è dei più abbordabili. C’è l’impossibile Brasile di Zico, Junior, Falcao, Eder e Socrates, che gioca un calcio a parte; c’è l’URSS del portierone Dasaev e il materasso Nuova Zelanda, battuto 5-2 all’esordio in un match che palesa qualche crepa difensiva. scozia82Contro il Brasile, pertanto, non può che essere mattanza, con il gol dell’illusorio vantaggio di Narey rimontato da Zico, Eder e Soci. La stampa locale, a caccia di un capro espiatorio, se la prende con il povero Rough. Causa differenza reti sfavorevole, s’è costretti a battere l’URSS: ma dietro è ancora la sagra del marzapane, così che sull’1-1, con gli scozzesi tutti protesi in attacco, Miller e Hansen si scontrano sgangheratamente, spianando a Shengelia l’autostrada per l’1-2. Il pareggio di Souness è inutile: a casa, per la quinta volta.

1986. La sfiga cosmica della Scozia si colora di grottesco nel 1985 quando, durante un tesissimo Galles-Scozia ultimo match di qualificazione, il mitico Jock Stein (tornato al capezzale della madrepatria) ci lascia le penne in panchina per un infarto nei minuti immediatamente successivi al pareggio scozzese di Davie Cooper (http://www.youtube.com/watch?v=3I6CIxCcJ9k). Lo sostituisce in panchina il suo delfino, che ha fatto cose memorabili all’Aberdeen, portandolo a vincere due titoli e una coppa delle Coppe: il suo nome è Alex Ferguson e l’impressione è che ne risentiremo parlare. Il non ancora Sir Alex pilota la Scozia in Ferguson ct ScoziaMessico, dopo il comodo spareggio contro l’Australia, ma la squadra fa più schifo del solito, cedendo di misura a Danimarca e Germania senza apparenti guizzi tecnici. L’introduzione degli ottavi di finale consentirebbe però un ripescaggio come sedicesima squadra su sedici qualificate, a patto di battere l’Uruguay. È una partita di squillante bruttezza, impreziosita dall’espulsione più veloce della storia dei Mondiali: l’arbitro Quiniou caccia dopo 56 secondi l’uruguaiano Batista, reo di un fallaccio su Strachan. Pur in 11 contro 10 per tutta la partita la Scozia è incapace di alcunché, deprimendosi e afflosciandosi dopo una grande occasione sprecata da Nicol a metà primo tempo. A casa!

1990. Clamorosamente la Scozia riesce a qualificarsi seccando la Francia, reduce da due semifinali nelle ultime due edizioni; ma Platini non c’è più, così come tutti i fenomeni che si portava appresso. Allena Andy Roxburgh, l’uomo con la faccia più scozzese che ci sia, e al solito l’avvicinamento è costellato di ottimismo, fomentato da una vittoria in amichevole sull’Argentina (senza Maradona). Girone: Brasile (aridaje), Svezia (beh dai), Costarica (ottimo!, tanto più che Roxburgh si dice sicuro: “Non abbiamo nulla da temere contro di loro”). Come non detto: all’esordio a Marassi figura di palta proprio contro la Costarica di Milutinovic, che scozia90vince 1-0. Battuta la Svezia nel derby dei piedi quadrati, un pareggino contro il Brasile già qualificato basterebbe a veder le stelle: ma niente, il marchio dell’infamia spetta stavolta al portiere Jim Leighton, che si esibisce in una poco commendevole quaglia su tiro da fuori di Alemao. Careca sulla respinta, rimpallo e gol di Muller a porta vuota. A casa.

1998. Il Mondiale diventa addirittura a 32 squadre e c’è spazio anche per una Scozia ormai sempre più rustica e troglodita, che riesce comunque a spuntarla come migliore seconda lasciando a casa la Svezia terza nel 1994. In attacco c’è gente come Durie, Gordon e Gallacher, il che equivale a dire “niente palloni sotto le ginocchia”; il successo al botteghino di Braveheart incoraggia tremende metafore scozia98medievali. In porta c’è ancora Leighton, ormai 39enne, sdentato e inguardabile. Nel girone c’è il solito Brasile, che vince il match inaugurale su carambola fatale di Boyd (vi abbiamo mai parlato della sfiga degli scozzesi?). Il secondo match è un pareggio per 1-1 contro la Norvegia, dai contenuti tecnici drammatici (segna Craig “Dracula” Burley, anch’egli sprovvisto degli incisivi come molti suoi antenati). Bisognerebbe battere il Marocco per andare avanti, ma contro i nordafricani gli uomini di Craig Brown sbracano indecorosamente, perdendo per 3-0. Fine della corsa.

Lascia un commento

Connect with:

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*