Pizzul, l’uomo del de profundis

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Nel giugno 1986 Nando Martellini, telecronista campione in carica, dovette dare forfait a pochi giorni dall’inizio dei Mondiali del Messico. Su di lui era calata la “Vendetta di Montezuma”, l’imperatore azteco che si fidava degli europei, sbagliando di grosso – e per questo motivo da 500 anni infligge al loro intestino sconquassi imperiali allorché osano recarsi in Sudamerica. Povero Nando. Forse a Montezuma non era piaciuta la telecronaca di Italia-Germania del ’70, oppure aveva deciso di chiedere un pesante dazio per aver aiutato (…col suo ineffabile sistema) l’Italia l’ultima volta che si era affacciata nelle sue terre: fu infatti a causa della diarrea di Sandro Mazzola che nacque la famosa “staffetta” con Gianni Rivera, che scendeva in campo al suo posto dopo l’intervallo.

E chissà, forse perché arrabbiato come tanti italiani per la mancata applicazione della staffetta nella finalissima del 1970 Italia-Brasile, Monty decise di punire – mediante il povero Martellini – l’Italia tutta. Perché con l’avvento di Bruno Pizzul sul trono di Telecronista Principe della Rai, iniziarono anni disastrosi per la Nazionale.
pizzul2Uomo umanamente più che amabile (fu sommerso da testimonianze di affetto alla sua ultima telecronaca Rai, e la sua verve comica è dimostrata anche dal recentissimo spot FIAT insieme a Trapattoni – “gioca bene questo Pepinnnho!!”), ex calciatore professionista nel Catania (autodescrizione: “ero il classico bel giocadòr ma lento, leeento…”), entrato nell’azienda di Stato non per raccomandazione ma vincendo un concorso nazionale, Brunone da Udine si sarebbe ampiamente meritato soddisfazioni azzurre. E va detto che con lui al microfono, in Italia tornarono la Coppa dei Campioni e altri trofei di club che mancavano da tempo immemorabile. Tuttavia, con la Nazionale ebbe un rapporto sfigatissimo. Dal 1986 al 2002, furono eliminazioni su eliminazioni: parecchie ai rigori (laddove Martellini era stato capace di accompagnare una vittoria per monetina!), e tantissime altre al termine di prestazioni mortificanti, alle quali Brunone conferiva una nota di inconfondibile mestizia.

pizzul-trapDifficile dimenticare come, a cinque minuti dalla fine, iniziava a rammaricarsi per quello che avrebbe potuto essere, ed evidentemente non sarebbe stato. Con un pathos che nemmeno certe sinfonie di Mahler.

Gli italiani capivano dalla sua inflessione, che si faceva più friulana che mai, che la sentenza di morte era ineluttabile: una sola volta fu smentito: contro la Nigeria nel 1994, da una discesa sulla fascia e passaggio al centro nei secondi finali: “Finiamo in un clima sconfortante… e gooool di Roberto Baggio!!!”. Ma per il resto, tutti avevano imparato a riconoscere il sospiroso “Eeeeh!…” che dava il la ai suoi memorabili de profundis, recitati col tono di un uomo che cammina tra le macerie vedendo “scene che non avremmo mai voluto commentare”… ma cerca comunque di giustificare, da patriota, la disfatta: dopo tutto, era un uomo in grado di trovare dei “contenuti tecnici interessanti” anche nelle prestazioni più nauseabonde. Una brutta partita per Pizzul non poteva esistere, e forse è stato il primo ad applicare la politically correctness al calcio inventando l’espressione “Partita non bella” (casomai il pallone si potesse offendere). En passant, è degno di nota, tra i modi di dire da lui preferiti, anche l’ormai proverbiale “Si gioca un po’ alla viva il parroco” (e in qualche occasione più informale, persino alla “Va là, Peppone”). Per non parlare di “Si gioca seguendo ritmi da partita a dama”.
Dopo la nona eliminazione di fila (cinque mondiali e quattro europei) è andato in pensione accomiatandosi dagli spettatori commossi il 20 agosto 2002, al termine dell’ennesima tristissima amichevole azzurra. Nella quale tanto per cambiare non fu fortunato: l’Italia perse 1-0 contro la Slovenia, a Trieste, a pochi chilometri da casa sua, ma anche da Caporetto. Evidentemente per un furlano come lui, più che Montezuma, si era scomodato l’imperatore d’Austria.

Al primo mondiale disputato con un altro telecronista, Marco Civoli, l’Italia tornò a vincere. Bah!

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