Zola la gorgone

A Napoli lo chiamavano Marazola.
A Londra, Magic Box.
A Oliena (Nu), negli anni 70, Merendina – per una insospettabile rotondità.
A Buckingham Palace, l’hanno chiamato Mr. Gianfranco Zola, Member of the Order of the British Empire.
Ma in Nazionale, era la Mina Vagante. Perché temuto tanto dagli avversari quanto dai compagni.

Pur essendo uno dei nostri giocatori più forti e rispettati, intelligenti ed educati, Zola ha avuto una storia azzurra burrascosa, anche perché finiva sempre all’ultimo posto della lista dei genietti d’attacco: gli sono stati anteposti prima Baggio e Signori, e poi Baggio e Del Piero (e Chiesa).
Ma venne il giorno – dopo tanta pazienza – per la grande occasione, ai Mondiali del 1994, quando finalmente Arrigo Sacchi (disperato, a mezz’ora dall’eliminazione contro la Nigeria) lo buttò dentro.

Dopo 10 minuti, l’arbitro lo ributtò fuori.

Con un palmares di zero ammonizioni e una sola espulsione in giovanissima età, Zola era il candidato più improbabile a essere espulso per un’entrata fallosa. Che infatti non ci fu: a seguito di un contrasto un po’ maschio ma corretto (il difensore avversario non fu nemmeno sfiorato), l’arbitro messicano Brizio Carter corse da lui e sguainò il cartellino rosso.
E mentre Bruno Pizzul ripeteva “Eeeeh, caro Brizio: stavolta l’hai combinata grossa” (dando insolitamente del tu a un arbitro), mentre il nigeriano Eguavoen si contorceva filodrammaticamente in barella, Zola cadde in ginocchio a braccia conserte, sconsolato come un bambino cui hanno rubato il giocattolo – e proprio la mattina di Natale.

Ma non solo: il giocattolo gli fu rubato ancora una volta anni dopo – e se l’era comprato lui.

Nelle qualificazioni ai Mondiali successivi, Zola mise al tappeto l’Inghilterra: fu lui a farci espugnare Wembley per la prima volta in gare ufficiali con un gol fantastico (…altro che il citatissimo ma gollonzissimo gol di Capello nell’amichevole del 1973). Ciò fatto, tanti saluti: Cesare Maldini lo rimise in fondo alla già citata lista dei genietti d’attacco. Ed essendo già alle prese col dualismo spaccanazione Baggio-Del Piero, al momento di compilare la rosa per Francia ’98 Cesarone fece fuori Zola, emigrato in Inghilterra, sapendo che non avrebbe fatto troppe polemiche, che non sarebbe stato difeso dagli italiani già impegnati nei loro campanilismi, e che i due già stressati numeri 10 avrebbero vissuto molto meglio senza la concorrenza della mina vagante.

Il comportamento di Maldini senior fu un po’ cinico e ingeneroso, quasi vendicativo. Eppure l’unico uomo cui Zola abbia mai fatto non un torto, ma DUE, fu Arrigo Sacchi. Perché dopo esser rimasto di sasso contro la Nigeria nel 1994, il c.t. di Fusignano restò impietrito dalla Gorgone Zola due anni dopo agli Europei, nello scontro decisivo contro i tedeschi. Uno di quei match per i quali la definizione “partita stregata” non è usurpata: solo nel 1978 avevamo schiacciato a tal punto la Germania (poi vincitrice del torneo) nella sua area.

Parliamo del 1996. Zola è finalmente l’uomo di punta della squadra: Sacchi ha lasciato a casa Roberto Baggio, in quel periodo diventato riserva nel Milan di Capello, ma anche gli sbuffoni Vialli e Signori, e punta forte sulla sua ex squadra, il Parma di Zola. Il primo parmesàn a tradirlo è Apolloni, il rosso abbonato al rosso: il giocatore italiano più espulso nella storia della Serie A. Probabilmente pensando di trovarsi lì proprio in virtù della sua specialità, Apolloni becca due cartellini gialli in mezz’ora di partita contro i ceki, e lascia i 10 compagni al loro fato fatale. Per lo scontro decisivo all’Old Trafford di Manchester, Sacchi – che nella partita iniziale aveva cercato di far coesistere Zola e il 21enne Del Piero – non ha dubbi: il più in forma è il sardo. E così è a lui che tocca l’opportunità più golosa: un rigore per atterramento di Casiraghi.
La mina vagante va sul dischetto. E tira con la stessa veemenza con cui si calcia un pallone da spiaggia – il portiere Köpke si adagia dolcemente sul lato sinistro e blocca comodamente sul petto.

L’assedio finale, che vede Italia e Germania invertire le tradizionali parti di invasori e invasi, non sortisce effetti. La cosa potrebbe non essere un grosso problema: nell’altra partita del girone i russi stanno battendo i ceki 3-2, e con tale risultato passiamo noi. Mancano solo due minuti alla fine! Basta che i russi resistano. Forse resistono, forse…
Boom.

2 Comments

on “Zola la gorgone
2 Comments on “Zola la gorgone
  1. c’è pure da dire che zola aveva a sua volta ricevuto un torto (e neanche il primo) da sacchi, che lo aveva escluso (assieme a molti altri della formazioe titolare) apposta nel match coi cechi per dimostrare che gli schemi potevano funzionare anche con uomini diversi… e infatti la squadra che aveva steso la russia fu sconfitta dalla repubblica ceca di un ancora sconosciuto pavel nedved… grave sottovalutazione dell’avversario.

  2. Infatti sì, l’Italia 1996 era di gran lunga la squadra più forte dell’Europeo. E il bello è che l’aveva ampiamente dimostrato nelle altre due partite.

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