Trombati

In principio è Gioanìn Lodetti. E’ stato inserito da Ferruccio Valcareggi nei 22 “messicani” per il Mondiale 1970, ma a 24 ore dall’aereo uno scherzaccio da spogliatoio costa caro a Petruzzu Anastasi: è lì che prende in giro il massaggiatore Tresoldi, quello si gira di scatto e gli sferra un cazzottone nelle parti basse. Tanto dolore ma tutto normale, finché la notte Anastasi inizia a sentire un dolore atroce. Diagnosi impietosa: torsione di un funicolo spermatico – che già fa male solo a leggerla, figuratevi a soffrirne. Petruzzu è out: deve operarsi. Alle 5 del mattino viene tirato giù dal letto Roberto Boninsegna, peraltro in viaggio di nozze. Bonimba pensa al classico scherzo “come un mese fa, quando i giornali avevano scritto che ero in fuga d’amore con Raffaella Carrà”, ma poi si fa convinto e parte. Non solo. Contemporaneamente, i pretoriani della FIGC allertano anche Pierino Prati, altro grande escluso della vigilia: svegliati, fai le valigie, vai al consolato e prendi il primo aereo per Città del Messico, che Valcareggi ha chiamato anche te. Ma ce n’è uno di troppo: la mannaia, dolorosissima, cala sul coppino di Lodetti, tradito dai giochi di potere anti-riveriani in seno alla Federazione.

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1974. Grato ai suoi messicani, Valcareggi ne richiama parecchi, compresi il logoro Riva e il declinante Rivera al suo quarto Mondiale, anche se ormai “inciampa sulle primule”, come scrive Brera. Pochissime sorprese al momento del listone: stanno fuori solo Chiarugi e Claudio Sala. La squadra è fortissima e non fa mistero di puntare al titolo. Come no: fuori al primo turno tra le pernacchie e i “vaffa” del – lui sì – convocatissimo Chinaglia.

figu-facchetti781978. La Nazionale che parte per l’Argentina è lo specchio di un paese depresso, ancora frastornato da quella faccenda di Aldo Moro. Nessuno punterebbe una lira sull’Italia, così Bearzot pensa che tanto vale rischiare, e aggrega in extremis al gruppo i giovani Cabrini e Paolo Rossi, che saranno la sua fortuna. Il non ancora bell’Antonio entra grazie al gesto cavalleresco di Facchetti, che telefona a Bearzot (che se lo sarebbe portato in spalla) e gli dice che non gliela fa. Quanto agli altri, ecco lo scarno resoconto della Stampa: “Eliminato lo sfortunatissimo Rocca, bloccati nello sviluppo della carriera Della Martira e Roggi, ancora in evoluzione Novellino, forte ma lento Di Bartolomei, discontinuo ed emozionabile Pruzzo, in ombra da tempo Savoldi, bloccatosi dopo una fiammata Buriani, fermo su uno standard limitato Oriali, chiuso da altri un giovane pur interessante come Bini, da rivedere Antonelli, vittima di una strana situazione interna (alla Lazio) il pur bravo Pulici, i più amareggiati restano i torinisti Morini e Castellini”. Ma voi ricordate queste parole: “discontinuo ed emozionabile”.

figu-pruzzo821982. Nell’album Panini compare la figurina di Roberto Pruzzo, ma è una falsa pista: O Rey di Crocefieschi rimane a piedi anche stavolta, con grande disappunto visto che sarebbe il capocannoniere del campionato. Bearzot fa spallucce: “Seguendo questa logica, allora avrei dovuto convocare anche Pellegrini ed Edi Bivi (secondo e terzo in classifica cannonieri, ndr)”. Non solo: cinto d’assedio da giornali e tv che gli danno unanimemente del rincoglionito, Bearzot alla fine perde la pazienza e schiaffeggia in pubblico Anna Ceci, una giovane tifosa che lo insulta per aver convocato Antognoni e non Beccalossi. “Mi diede del bastardo, o dello scimmione, non ricordo. Potevo essere suo padre, la cosa finì sui giornali: apriti cielo. Quella stessa ragazza mi ha poi telefonato più volte e chiesto scusa, ma allora andava di moda sbranarmi”, ricorderà il Vecio nelle sue memorie. Poi si riserva due carte a sorpresa come quattro anni prima: ci sono il baffuto diciottenne Bergomi e Franco “Spadino” Selvaggi, chiamato a sostituire Bettega, non ancora ripresosi da un infortunio al ginocchio.

1986. Tempi grami, senza neanche la stampa a pungolare, terrorizzata da eventuali figure di palta come quattro anni prima. Bearzot si fa prendere dalla nostalgia e, scettico sulle new entry Galderisi e Di Gennaro, aggrega al gruppo i fossili Rossi e Tardelli. Rimane a casa Ciccio Graziani, che racconta comunque di aver ricevuto una telefonata strappacuore del ct (“Caro guerriero, noi partiamo, facci gli auguri e pensaci, anche noi ti penseremo”). Rimane ancora a casa Roberto Pruzzo, nuovamente capocannoniere, sempre più immusonito: “Ho vinto quattro volte la classifica marcatori, tre in A e una in B, ho vinto uno scudetto, ho giocato una finale di Coppa Campioni, non sono proprio l’ultimo arrivato. Eh, che ci vogliamo disperare?”.

1990. Con grandissimo anticipo sui tempi, addirittura il 30 aprile, Vicini svela i suoi 22. La novità (annunciata) è l’elettrico Totò Schillaci, centravanti piccolo e scaltro esploso nella Juve in pochi mesi. In ossequio al clima di concordia decretato da tv e giornali, al fine di spingere l’Italia verso il titolo mondiale, stavolta gli esclusi fanno poco rumore: la prima riserva è il napoletano Luca Fusi, accantonato a favore di Ancelotti nonostante Carletto stia ormai in piedi con lo scotch. Anche lui incassa comunque la cavalleria del ct: “Mi ha telefonato Vicini e mi ha detto dell’esclusione. Ci sono rimasto male, ma non ne voglio parlare” (Prandelli, a ben vedere, non ha neanche telefonato.)

figu-silenzi941994. Amletico e agnostico, abituato a passare notti insonni in preda dei dubbi, Sacchi mescola il mazzo fino all’ultimo. Autenticamente clamorosa è la convocazione di Luca Bucci, mai considerato fin lì, che frega il posto a Peruzzi, “reo di non chiamarsi Luca o Gianluca” come osserva Beccantini ironizzando sui nomi di battesimo dei tre portieri. Restano giù dall’aereo anche Giovannino Stroppa, Fontolino Fontolan, Pennellone Silenzi e anche Christian Panucci, fresco di coppa Campioni con Capello e titolo europeo Under 21 con Cesarone Maldini – due allenatori con cui, evidentemente, Arrighe non vuole avere nulla a che spartire. Poi domina la Parma Connection, rappresentata da Mussi, Benarrivo, Apolloni e Minotti nonché Nicolino Berti da Salsomaggiore, che ha recuperato da poche settimane da un grave infortunio.


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. Cesarone Maldini viene assediato fin da gennaio: devi chiamare Bbbaggio! (da leggersi con accento biscardiano). Roby gioca la miglior stagione della carriera a Bologna e alla fine il ct cede, ma, complici le cattive condizioni di Del Piero, si trascinerà i dubbi lungo tutto il Mondiale e non sarà una bella cosa. A far posto al Codino c’è Casiraghi, che pure in autunno aveva segnato il gol-qualificazione alla Russia. Niet per Zola, nonostante due grandi stagioni al Chelsea, e fuori anche Panucci campione d’Europa a Madrid. A ritiro già iniziato, saltano per infortunio Ravanelli e Peruzzi; Cesarone chiama Toldo e Chiesa, ignorando ancora l’ingrugnito Gigione Casiraghi.

figu-tacchinardi022002. Quattro anni dopo è di nuovo tutto un Baggio sì-Baggio no, grancassa alimentata ad arte dal solito Biscardone. Roby è tornato a tre giornate dalla fine dopo un doppio infortunio al ginocchio e ha quasi salvato da solo il Brescia; in Giappone il suo codino ingrigito spopolerebbe e ci farebbe quasi giocare in casa, ma il Trap – già provvisto di Totti e Del Piero – ha paura di mettersi in casa un nome così ingombrante. Così lo lascia a casa, preferendogli Delvecchio. La stampa listata a lutto non si produce in ulteriori lamentele per le esclusioni di Di Vaio, Ambrosini e Fiore, semplici riserve. La Panini canna una sola figurina: quella di Tacchinardi.

figu-vieri20062006. Scontata la rinuncia di Lippi al suo amicone Panucci, con cui l’ultima volta all’Inter si erano tirati l’argenteria buona. Salta anche Bobone Vieri, reduce da un anno tragico tra Milan e Monaco, con appena 15 presenze e tanti guai muscolari. Salta anche il Comandante Lucarelli, cui Lippi preferisce il cammellone Iaquinta – scelta su cui si ironizzerà molto, spesso a torto. Nella lista-riserve figurano nomi inquietanti: Marchionni, Semioli (chi?) e il babau BONERA.

figu-legrottaglie20102010. Considerato il disastroso esito della spedizione, oggi potremmo considerare un errore qualsiasi trombatura eccellente di allora. Sicuramente quella di Pepito Rossi, di cui lo stesso Lippi si è pubblicamente pentito più volte: Giuseppino tornò a casa in sgradita compagnia di Borriello, per aprire le porte dell’azzurro a Quagliarella (che, nella mezz’ora in cui fu schierato contro la Slovacchia, si rivelò di gran lunga il migliore della spedizione). Ma poi addirittura Cossu e Cassani del Palermo, scartato a favore di Bocchetti del Genoa, in quello che si può tranquillamente definire il classico scontro tra titani. Nella solida mesta faida interna tra portieri di riserva, il cerino corto toccò a Sirigu – visto il destino che toccò al suo rivale Marchetti, ritrovatosi addirittura titolare nella tempesta, ben schivata Sasà. Per motivi del tutto misteriosi, la Panini si spinse a pronosticare un Legrottaglie mondiale – almeno quest’abominio, per fortuna, ci fu risparmiato.

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