Stucchevoli amichevoli

Noi per amicizia non facciamo niente. Ci devono puntare un fucile alla tempia. Oppure ci devono puntare un rotolo di banconote alla tempia – che è una cosa che esalta certi valori che come italiani abbiamo in fondo al cuore. Perché quando il gioco si fa disperato, i disperati si mettono a giocare.

Proverbiali, in questo senso, le esasperanti partite di avvio dei Mondiali del 1982, cui seguì ben altro piglio quando ogni incontro richiedeva la mission impossible. Ed è per questo che i calciofili prendono come un ottimo segnale che la nazionale inauguri un torneo con una prestazione comatosa. All’indomani di Islanda-Italia 2-0, nel 2004, Lippi disse: “E’ sempre stata una mia caratteristica iniziare dei cicli con delle sconfitte. E qualcosa ho vinto”. I cabalisti sono dalla sua: anche Bearzot, al suo debutto come CT, le aveva prese. E in effetti, poi, Bearzot…

Ma nonostante la felicità degli aruspici nel trovarsi davanti a viscere altamente maleodoranti, molti italiani hanno imparato a fuggire a spron battuto quando all’orizzonte si staglia minacciosa una “amichevole della nazionale”. Perché sanno che è in agguato un giubileo del tedio, se possibile organizzato (astutamente) in un capoluogo di provincia dove la nazionale non era mai stata. Località che, sentendosi una volta tanto sotto i riflettori (e le telecamere), riempie lo stadio più delle metropoli, più aduse a vedere i vip in braghette. La cosa è oggetto di fervidi e prolungati dibattiti tra telecronisti e inviati a bordo campo:

“Il pubblico di (poniamo) Ancona come ha accolto la nazionale?”

“Il pubblico di Ancona ha accolto la nazionale con grandissimo calore e simpatia”.

“Tra Ancona e la nazionale c’è un legame molto profondo”.

“Ancona ha voglia di nazionale perché la gente di Ancona ama la nazionale”.

“Ad Ancona c’è un clima di festa e grande partecipazione”.

“Ad Ancona il lupo è amico dell’agnello”.

“Ad Ancona i fiori profumano di infinito”.

“Ad Ancona nell’aria soffia la poesia, e i bambini ridono sotto al cielo”. 

Un’ora dopo, il pubblico di Ancona sta fischiando come un’orgia di vigili urbani, a causa di un sonnolento zero a zero, ravvivato solo dalle quattordici sostituzioni concordate dalle due rappresentative. Al novantesimo, mentre gli spettatori se ne vanno masticando tra i denti la parola miniera e ripensando ai soldi del biglietto, il c.t. di turno parla di “buon test” e i commentatori Rai colgono “segnali positivi”. Ma naturalmente può anche non finire 0-0. Se avete assistito a Italia-Islanda 0-9 (marzo 2005, Padova) o Italia-Belgio 0-0 (febbraio 1991, Terni) o Italia-Norvegia, 0-0 (febbraio 1999, Pisa) sapete di cosa stiamo parlando. Certo, una sequenza impareggiabile (oh, pardon) di pareggi 0-0 fu quella dell’Italia di Vicini, tre 0-0 di fila tra il novembre 1989 e il febbraio 1990.

Ma naturalmente può anche non finire 0-0.

Può finire 1-1, con i due gol segnati nei primi nove minuti di partita.

Può capitare, se gli avversari sono soddisfatti di vitto e alloggio, che l’Italia vinca 2-0 con due gol segnati nei primi dieci minuti. In questo caso, nei restanti 80 minuti di manfrine, il pubblico di casa non se la sente di chiedere il rimborso e si intrattiene da sé con la ola e insulti ai capoluoghi di provincia limitrofi.

Può capitare poi di perdere. Che non è nemmeno la cosa che i c.t. o i calciatori temono di più: la più temuta è l’infortunio di un calciatore, che suscita polemiche a non finire, richieste di risarcimento, boicottaggi e risentimento nei confronti della nazionale, che già è tollerata a fatica in occasione degli impegni ufficiali, perché ferma il campionato per una settimana.

Quelle di preparazione (o “di rifinitura”) a un torneo importante, a una settimana da Europei o Mondiali di solito sono le più angosciose. Tipo: giugno 1988, prima degli Europei. Italia-Galles 0-1. Giugno 1998, a una settimana dai Mondiali. Svezia-Italia 1-0. Giugno 2000, prima degli Europei. Norvegia-Italia 1-0.

Perentorio l’approccio ai Mondiali del già citato Enzo Bearzot: due pareggi e una sconfitta nel 1978. Due sconfitte e un pareggio nel 1982. Mentre i Mondiali del 1986 furono battezzati con una vittoria. Va bene, era la Cina, battuta 2-0 a Napoli, ma come vedete è un argomento a favore di chi dice che le amichevoli vanno giocate male. Okay, la cosa non vale per Valcareggi: uno 0-0 con l’Austria nel 1974 fu seguito da un Mondiale insipidissimo. Però l’1 giugno 2012, l’Italia di Prandelli lanciò il suo ottimo Europeo facendosi travolgere dalla Russia 3-0.

Purtroppo, esaltarsi per un’amichevole catastrofica non è sempre possibile. Dopo essersi adagiati sugli allori per quasi quattro mesi dalla conquista del Mundial spagnolo, gli Eroici di Madrid si degnarono di affrontare all’Olimpico la Svizzera. Zoff Gentile Cabrini eccetera, tutti gli eroi del 1982 rispediti al mittente da un gol di Elsener (gli svizzeri adorano queste cose). A quella brutta esibizione, seguì una serie di altrettanto brutte prestazioni. E quando tornammo a stravincere un’amichevole fu un pessimo segnale: avvenne nel 1983 quando spezzammo le reni alla Grecia con gol di Giordano, Cabrini e Rossi davanti a 40mila baresi incautamente festanti. Tale dispiego di possanza spezzò una meticolosa serie di sconfitte e pareggi in gare ufficiali, tra i quali va ricordato un animoso 1-1 a Cipro, raggiunto grazie a un autogol del terzino Patikkis. Sovvertita la regola che impone di non fare gli splendidi nelle amichevoli, affrontammo di nuovo un impegno ufficiale, contro la Svezia per le qualificazioni agli Europei, incassando tre pere da Stromberg e soci davanti all’attonito pubblico di Napoli.

Tra le amichevoli più strane, comunque, due meritano di essere citate:

1) quella per raccogliere fondi per le vittime del terremoto in Irpinia del febbraio 1981. Un’insalata russa di giocatori stranieri (i più rinomati erano Simonsen, Arconada, Krol e Wilkins) assemblati alla bell’e meglio ci rifilò tre reti a zero davanti a un Olimpico non molto solidale, dodicimila paganti; 

2) quella organizzata su due piedi nel 1992 con San Marino (LOL), al solo scopo di far scontare un turno di squalifica a Gianluca Vialli, su cui Arrigo Sacchi puntava tantissimo. Tanto che di lì a poche settimane, gli puntò contro un siluro, facendolo fuori dalla Nazionale.

E decisamente i due non rimasero in termini amichevoli.

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