Il Romulano

(di Goffredo Sotutto)

Domenica 1 giugno sera, Don Prandello stila la Lista Fatidica e vualà, i 50 o 60 milioni di c.t. rimasti in sonno per 4 anni inaugurano il Mondiale 2014 disseminando invettive (molte) o endorsement al c.t. (pochetti).

Oggetto del contendere l’eroe puveriello e sfurtunato: Giuseppe Rossi, lasciato senza biglietto aereo dal tecnico che, fino a un attimo prima, era stato il suo primo addetto stampa. Le lacrime italoamericane del buon Pepito sono sentite dalla Nazione intera: e nessuno si preoccupa, razzistoni e superficiali che non siamo altro, del giramento di eliche di Rômulo Souza Orestes Caldeira. Nel giro di due mesi scarsi viene convinto soprattutto dal suo procuratore (“oh! Vai al mondiale!!! Vai al mondiale!!! Chiediamo i soldi”) a fare l’Italiano, a imparare tutto tutto tutto, lingua, frasi fatte, curriculum recente della Nazionale. Gli viene imposto quell’inno impronunciabile anche per un nativo che ci rappresenta fin dai Mondiali 1950, e infine viene trascinato a recitare al microfono la litania in cui spiega con palpabile trasporto di avere atteso invano segnali dal Brasile – notoriamente in deficit sia di qualità che di quantità, bisognoso di Rômuli – e conseguentemente “di avere scelto l’Italia, con tanta joya” (e tra l’altro il nostro è dotato di una voce e di un eloquio uguale a quello del leggendario Aristoteles, ascoltare per credere). Ecco pronto un “nuovo italiano”, insomma, quelli che piacciono tanto al Pranda, alla FIGC e al renziano medio.

Ma ora, alla fine di questa scalata di sesto grado cominciata con il ritrovamento creativo di trisavoli veneziani e la conseguente consegna di un passaporto da comunitario (giusto, Della Valle?), Rômulo rimane ramingo.

Non si è incazzato. Anzi, ha pianto. Ha pianto sul serio, Rômulo Souza da Pelotas (sì, è nato in un posto che si chiama così). O almeno così ha detto ai periodisti dopo la sua esclusione dai 23, che noi Sotutto avevamo attribuito a un altro “liscio e busso” del Pranda dopo quello a Rossi. Pensavamo fosse questo il primo capitoletto brasileiro da aggiungere alla lunga storia azzurrognola. E invece lo sfigatissimo centravanti del New Jersey è stato messo da parte dal Gran Rifiuto, anzi, scusate (il rifiuto lo ha fatto Mattia “Van Basten” Destro), dalla Grande Confessione che lo tramanda ai posteri come il primo calciatore ever che, già avuta conferma da Prandelli della presenza nei 23, abbia toccato sulla spalla il c.t. e gli abbia detto: scusa, non sono al massimo, non vengo. E grazie lo stesso. Quantificando la sue percentuale di forma attuale al 70%. Non al 50, 40, 10, 0. Al 70.  

Esauriti i ceri accesi alla Madonna di Gallarate da Marco Parolo, beneficiario del minuetto italobrasiliano, rimangono da domandarsi, con sguardo attonito, un po’ di cose.

1) E’ vero? Cioè, è tutto vero? È andata così e non c’è altro da sapere? Allora è vero che non è un italiano, un Nuovo Italiano, un brasiliano, un veneziano, un immigrato da Pelotas. Allora è veramente un Romulano, uno venuto da una galassia lontana per illuminare il calcio e il suo pianeta. Premio Nobel per la palla.

2) Facciamo che il 70 sparato dal ragazzo sia stato un po’ in eccesso, insomma, che alla fine della fiera si sentisse cotto ancora prima di partire: il Pranda in 10 giorni e rotti di allenamenti e partitelle non se ne è accorto? 

3) E anche ammettendo che il cittì fosse distratto o preoccupato di esportare il modello “Italia integrata”: non esistono questi già leggendari test che hanno decretato, tra le altre cose, la giubilazione del Pepito? C’era scritto che il Rômulo viaggiava da iradiddio?

4) Non è che il Romulano – e il suo procuratore chiamato Firmino (nomen omen) hanno ponzato che tutto sommato per andare a fare il riservista di una Nazionale difficilmente pronosticabile tra le top 4 valesse la pena rimanersene buoni e aspettare, chissà, l’approdo alla casa madre brasiliana? Nel caso regaleremmo a Rômulo il famoso album di Frank Zappa “The Man from Utopia”. Sta di fatto che l’uomo di Pelotas in azzurro, alla fine, non ha debuttato, e che con l’Irlanda non è stato provato manco per sorteggio. 

5) Oppure non è che – incredibile – ha avuto un’overdose di pudore nel farsi temporaneamente rimpatriare con la scusa di un Mondiale qualsiasi?

6) …Ora a chi terrà Ròmulo? Sentirà la voce del sangue? La vocetta, facciamo. Tanto al suo trisavolo veneziano non gliene può fregare di meno: quando ha tirato le cuoia, di Mondiali non c’erano manco le guerre.

7) Ma il Pranda, che ricorda sempre più Renzi? Tutto bene?

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