Italia-Repubblica Ceca 2006. La lunga marcia

(di Nicola Guarneri)

Vero, il mondiale 2006 dell’Italia viene ricordato per altri motivi. La semifinale con la Germania, la testata di Zidane, il rigore di Grosso, ma una delle vittorie più importanti è proprio quella con la Repubblica Ceca di Nedved. È la prima partita decisiva, siamo obbligati a vincere. Potremmo qualificarci anche con un pareggio, ma questo vorrebbe dire andare nel “tabellone di ferro” (Brasile agli ottavi, Francia o Spagna ai quarti).

nedveditalia2006

La nostra formazione è sempre la stessa: io di fianco al Giova sul divano piccolo, Cappe, Fede e Cobo su quello centrale, Stiv e Ghide sulle sedie. La formazione dell’Italia invece è cambiata: l’autogol di Zaccardo con gli States ha consegnato la fascia sinistra a Grosso, Gila viene confermato davanti dopo aver spiegato all’America come si suona il violino.
Pronti via e quel simpatico rompicoglioni di Nedved si tramuta nel peggior avversario che tu possa trovare quando ti tremano le gambe. Si prende mille palloni e, nel dubbio, tira in porta. Tira e tira ancora, tanto che Buffon è convinto di giocare a calcetto. Tira talmente tanto che nessuno si aspetta l’assist d’esterno per Baros, quando un Grosso non ancora in forma mondiale si dimentica la diagonale che neanche il peggior Constant.
I primi dieci minuti sono un inferno e proprio quando sembriamo uscire dal nostro letargo arriva la doccia fredda: Nesta non ce la fa. È solo il 16’ del primo tempo quando il più forte difensore italiano (e del mondo?) vince il premio alla sfiga, visto che riesce ad infortunarsi per tre mondiali consecutivi. Lippi si gira, guarda la panchina – probabilmente bestemmia – e manda a scaldarsi Materazzi.
Forse per solidarietà, anche il Giova – milanista sfegatato – offende un santo conosciuto solo nella bassa bresciana. “Ecco, ******, siamo a posto. Dentro Materazzi e ne prendiamo tre, *****”. Da buon interista difendo per partito preso il subentrato: “Giova, se per caso segna Materazzi e vinciamo sta partita mi spoglio nudo sul balcone”.
Detto, fatto. Non passano neanche quindici minuti che la Gilarda si procura un corner. I cechi difendono a zona, ma non nella zona di Materazzi, tanto che sia materazziceca2006Caressa sia Bergomi annunciano il gol ancora prima che il corner venga battuto: zuccata e rete, sento già tra le mie parti intime l’umidità del venticello padano. Guardo il Giova con aria di sfida, facendogli capire che tra un’ora al massimo vedrà i miei genitali.
A fine primo tempo mi sento ancora più nudo: il geniale Polak deve aver studiato le videocassette di Poulsen su come marcare Totti. Peccato che l’arbitro non sia lo stesso di Italia – Danimarca e all’ennesimo fallo da dietro si vede sventolare in faccia il secondo giallo. Doccia anticipata per lui e si va al riposo sull’1-0 e con l’uomo in più.

La ripresa si trascina lenta, con i cechi che ci credono sempre meno – Nedved a parte – , gli italiani che ci credono sempre di più e io che mi sento sempre più nudo. Girandola di cambi e stavolta tocca a Superpippo entrare: ha segnato in tutte le competizioni a cui ha preso parte (Campionato, Coppa Italia, Coppa Uefa, Champions League, Supercoppa Italiana, Supercoppa Europea, Europei) eccezion fatta per Mondiali e Coppa Intercontinentale (che purgherà nel dicembre 2007, diventando l’unico giocatore ad aver segnato in tutte le competizioni). La palla buona gli arriva appena entrato, ma il colpo di testa dall’interno dell’area piccola esce incredibilmente. Inzaghi non si scoraggia, lotta e fa andare i polsi come non mai. La gioia arriva a 5’ dalla fine: con i cechi sbilanciatissimi Perrotta trova il corridoio giusto e Pippo parte in solitaria. Anzi no, non è solo: c’è Barone, subentrato poco prima per Camoranesi, che gli corre a fianco. Corre Barone, insegue un sogno come i bambini ne La Lunga Marcia di Stephen King. Corre verso un’utopia: ma in fondo lui lo sa, i compagni lo sanno, noi sul divano lo sappiamo. Superpippo non gliela passerà mai. Dopo trenta metri Inzaghi, come quelle donne che sai che non te la daranno mai però un po’ ci speri, si gira verso il Baro e gli fa segno con la mano: vieni, vieni qui che te la passo. Barone si avvicina, incredulo del gesto di Superpippo, e per la prima volta negli ultimi cinque secondi ci crede davvero che segnerà in un Mondiale. Si avvicina ancora, quanto basta per far titubare Cech. Pippo è lì, con la coda dell’occhio ha visto tutto, scarta quei due metri abbondanti di portiere e deposita in rete. 2-0, Barone festeggia con l’amaro in inzaghiceca2006bocca, Pippo fa roteare i polsi che neanche Jeeg Robot. È finita, siamo agli ottavi e il Brasile chissenefrega, la Spagna chissenefrega, la Francia chissenefrega, sono di là. Noi abbiamo l’Australia, poi la vincente di Svizzera – Ucraina e poi, probabilmente, una tra Germania e Argentina. Mentre mi godo la vittoria e penso che sì, la strada alla semifinale è spianata, sento un grido che non sembra di gioia. È la vicina che mi guarda, inorridita. Cazzo, sono nudo sul balcone.

 

Nicola Guarneri scrive su ComunqueItalia perché è amico di Giuseppe P. Molto interista e moltissimo italianista, guarderà i Mondiali con la maglia di Romulo (perché quella di Paletta era finita).

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