Italia-Francia 2006 – L’amore ai tempi del Mondiale

(di Chiara Karse Carsenzola)

Piccola premessa: per quanto possa contare il mio essere tifosa ho sempre amato il Milan e probabilmente influenzata da Gullit e Rijkaard non ho mai pienamente tifato Italia ai Mondiali, ma Olanda. Sì lo so, amo soffrire.

 oh god gatto

 

Perché sto scrivendo su un sito pieno di appassionati di calcio che si trastullano vicendevolmente col suddetto sport? Ah, me lo sono chiesta pure io. Forse perché mi piace parlare a vanvera anche se non conosco l’argomento, solo per non sentirmi esclusa, o forse perché me l’hanno chiesto gentilmente. E davanti alle buone maniere non si può mai dire di no. Quindi, mentre leggerete le avventure ben scritte di tanti esperti, ecco spuntare la mia testimonianza (ed ecco apparire la dicitura come nei programmi pomeridiani per le sciure che stirano):

La vita di una donna che ha amato un uomo che amava il calcio.

Il Mondiale di calcio è uno di quegli eventi che da appartenente al sesso femminile ti tocca seguire volente o nolente: quando sei bambina i genitori invitano gli amici a casa a guardare le partite, quando sei adolescente passi le serate al bar con la cumpa mista che parla solo di quello e organizza grigliate a tema. Quando sei grande ti capita la sventura di dividere la tua vita (anche brevemente) con chi ama il favoloso giuoco del calcio.bimba colazione

Oppure, come nel mio caso, oltre ad avere tutte queste attenuanti cresci in un periodo in cui la Gialappa’s Band è all’apice della sua superba idiozia e tua madre tutte le settimane ti fa vedere Mai Dire Gol. Passi di conseguenza ogni quattro anni le giornate davanti alla tv sul muto mentre tre imbecilli in radio commentano al grido di “che minella sapida!”.

Ok, esiste anche la categoria delle donne-tifose, le rispetto ma le osservo come si guardano i film degli X Men e le canotte bianche di Wolverine, con un po’ di sana invidia perché riescono a passare una serata in un bar con in mano una Guinness senza annoiarsi, e soprattutto riuscendo ad attirare l’attenzione dei maschi alfa senza dover mostrare il culo (…non che la cosa non mi dispiaccia, sia chiaro).

tifoseFinché arriva quel giorno in cui incontri l’uomo che ama il calcio alla follia ma soprattutto odia alla follia la Giuventus. Come dargli torto, direte voi, ma c’è un limite a tutto.

Ed è così che nel 2006, mentre l’Italia intera sogna Berlino con le palpitazioni, io felice come una Pasqua faccio la valigia e ignara di quello che sta per succedere mi ritrovo in una macchina, direzione Svizzera.

Perché la Svizzera? Perché è neutrale e l’amato cuore, che chiamerò ALDO per tutelare la sua privacy e la mia vita, non vuole rischiare di vedere “l’Italia dei gobbi” alzare la coppa del Mondo.

Per dovere di cronaca ci tengo a ricordarvi che dei 23 convocati solo 5 facevano parte della Giuve. Probabilmente il fulcro dell’odio era Marcello Lippi, ma non ho mai chiesto delucidazioni in merito per paura di una scomunica immediata dalla top ten degli amici sulla pagina Myspace di ALDO.

Dopo qualche ora in macchina senza una meta prefissata io e un meditabondo ALDO decidiamo di fermarci subito dopo il San Gottardo in un caratteristico paesiello arroccato tra i monti che scopriamo essere addirittura (apice di gioia del weekend) il luogo che ha dato i natali a Guglielmo Tellgives fuck

Il giorno della finale l’aria frizzantina di montagna e la predominanza di tedeschi in Birkenstock & calzino bianco fa dimenticare per qualche ora che dall’altra parte della frontiera c’è un popolo in subbuglio pronto a gioire e soffrire.

Sofferenza che purtroppo viviamo anche noi con la tv accesa tarpati in un hotel senza nemmeno un orologio a cucù attaccato alle pareti in legno di quercia che possa distrarmi.

Alla fine dei 90 minuti mi ritrovo esausta ma soprattutto affamata perché ALDO decide che in un paesino di 8mila abitanti sicuramente si potrà mangiare anche dopo le 23. Cosa ovviamente lontanissima dalla realtà. A quel punto la mia pazienza è al limite ma si sa i rigori, per noi stolti che ancora non abbiamo ancora capito il fuorigioco, sono l’unica cosa interessante di una finale.

Seguo i momenti decisivi in piedi davanti allo schermo in preda all’ansia, anche perché più odiosi degli Giuventini possono essere solo i francesi, e decido nonostante tutto di tifare Italia. MILAN, CRISI INFINITA E TORMENTONE BALOTELLI

Ricordo come se fosse ieri le urla alla rete di Grosso: le mie di gioia, le sue di odio accompagnate da un rivolo di schiuma alla bocca, non so se per fame o per il reflusso gastrico causato dalla visione delle lacrime di giubilo dei calciatori.

Da questo momento in poi la serata è stata un crescendo di pessimismo e fastidio. E mentre io immagino i caroselli di macchine, i clacson e i fiumi di persone per le strade di Milano, ALDO borbotta come una pentola a pressione perché vuole cenare. Italian fans celebrate in Piazza del DuoEvitando i quattro Pasquali Ametrano che senza disturbare (siamo pur sempre in Svizzera) sventolano bandiere tricolore, ci incamminiamo alla ricerca di un bar senza scambiarci una parola. Alla fine fortunatamente ne troviamo uno. Il proprietario mosso da compassione ci prepara una caesar salad all’emmenthal che consumiamo con lo stesso entusiasmo con cui un condannato a morte festeggia il suo ultimo pasto.

Per tutti gli amanti dei dettagli pruriginosi che sicuramente abbondano in questo sito, ci tengo a precisare che dopo una serata così appassionante non ricordo assolutamente se durante la notte tra me e Aldo è successo qualcosa sotto le coperte.

Morale della favola: non ho festeggiato i Mondiali ma posso dire di aver imparato moltissime cose da questa esperienza.

  • Non innamorarsi MAI di un tifoso o perlomeno tentare di evitarlo ad ogni costo
  • Prima di salire in macchina con qualcuno informarsi SEMPRE sulla destinazione
  • Nei paesi piccoli si cena SEMPRE presto
  • MAI assecondare troppo la follia di qualcuno
  • Guglielmo Tell colpì la mela con una balestra, NON con l’arco

Quindi, la prossima volta che chiederete a qualcuno dov’era quando l’Italia ha sollevato la Coppa del Mondo nel 2006 ricordatevi che c’è chi ha preferito l’amore a una squadra di calcio. Non giudicatelo/a. Offrite da bere,  e una pacca sulle spalle.

batman

3 Comments

on “Italia-Francia 2006 – L’amore ai tempi del Mondiale
3 Comments on “Italia-Francia 2006 – L’amore ai tempi del Mondiale
  1. patetico racconto di una patetica persona, io invece mi sono goduto i festeggiamenti nella mia citta’ al mare….sono milanista e la mia lei era interista….e i suoi amici juventini….

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