Ve lo do io il Brasile – 02. São Paulo

aeroporto di CongonhasAllora: non me ne vogliano gli amici paulisti all’ascolto (sempre che ce ne siano), ma San Paolo, o meglio São Paulo, per me potrebbe serenamente ambire al titolo di città più brutta del Brasile. È sterminata, quando ci voli sopra provenendo da Rio con una delle decine di ponta aerea che ogni giorno collegano le due città tipo autobus (e infatti non esiste il check in vero e proprio, si prende il primo volo libero e via), su cinquanta minuti di volo un buon quarto d’ora lo passi sorvolando le favelas, per poi intravvedere il buco tra i grattacieli che hanno il coraggio di chiamare “aeroporto cittadino di Congonhas” e non ci puoi credere, che l’aereo dovrà atterrare lì in mezzo, su quella pista troppo corta e con tutti quei palazzi intorno. Eppure, la maggioranza delle volte l’impresa riesce. Qualche volta no, e allora sono disastri nell’ordine delle centinaia di morti. Se invece venite dall’estero, l’aeroporto si chiama Guarulhos e si trova più o meno come Malpensa da Milano o Latina (se Latina avesse un aeroporto) da Roma. O almeno è la distanza che vi sembrerà nel corso del viaggio in taxi, bloccati su una delle tante arterie di accesso al centro cittadino paralizzate dal traffico soprattutto di mezzi pesanti, tipo i truck di Duel, per intendersi. Mentre raggiungete la città intanto vi cominciate a fare un’idea di quel che troverete. Grattacieli, favelas, grattacieli, favelas, grattacieli, favelas…

San Paolo è innanzitutto la capitale dell’omonimo stato, e una città a cerchi concentrici: la parte centrale è quella più ricca e piena di vita e attrazioni, soprattutto la sera. I ristoranti, i negozi e i locali notturni non si discutono, sono di gran lunga i migliori di tutto il Brasile. Come anche la vita culturale, i principali quotidiani e reti televisive, le grandi banche, l’industria, la finanza si concentrano qui. Un po’ come Milano, tanto per fare un paragone (un po’ scontato, ok, ma così ci capiamo, dai). Qui gira il dollaro, l’euro, il real, il tallero, gli sghei, insomma in una parola i soldi. Anche il clima è vagamente milanese: a volte, udite udite, fa tropico del capricornofreddo (e infatti a San Paolo in inverno si usano cappotti e stivali, materiale sconosciuto al di sopra del tropico del Capricorno, che attraversa per l’appunto lo stato di San Paolo). Quindi attenzione: poiché i Mondiali in Brasile si terranno
durante il periodo invernale, ché d’estate sarebbe improponibile a meno di non voler battere il record di infartati in campo e sugli spalti, se siete nella capitale paulista tenete sempre con voi qualcosa da mettere addosso e qualcosa per coprirvi in caso di pioggia. È un buon consiglio, apprezzatelo. Poi ricordatevi di ringraziarmi, ci tengo alla vostra salute.

A San Paolo si trova la più grande comunità giapponese fuori dal Giappone stesso. Ormai sono brasiliani da generazioni, ma ovviamente si riconoscono comunque. Questo ha portato a una produzione eccelsa e diffusissima di ristoranti giapponesi, sushi take away, tempura to go, a prezzi molto ma molto più accessibili che in Italia. Se vi piace il genere, è il paradiso. Poi siccome c’è anche la comunità italiana più popolosa del Brasile, anche il cibo italiano è ottimo. I prezzi sono più alti rispetto al resto del Paese, ma la qualità in genere non delude. Se siete i classici italiani che non rinunciano a pizza e spaghetti, qui non potrete lamentarvi. Però, sinceramente, una volta che state in Brasile, ma che ve ne frega di pizza e spaghetti, con tutta quella carne buonissima e quella frutta che al solo ricordarmi il sapore svengo dal desiderio? Fine della considerazione, poi fate come vi pare.

Se cercate buona musica e concerti di grandi artisti internazionali, qui li trovate sicuramente. È la capitale di tutto ciò che fa figo in Brasile, della moda, dello shopping, degli elicotteri (è stata la prima città al mondo con un servizio di elitaxi, visti i tempi di spostamento in città ci farei un pensierino anche io se fossi un ricco magnate). Il massimo del fighettismo è vivere ad Alphaville, che più che un alphavillequartiere è una città blindata dentro la città: ci sono guardie armate agli ingressi, se per caso sei invitato a cena lì il tuo ospite deve averti annunciato altrimenti non entri (questo succede anche nelle favelas, a dire il vero – per motivi leggerissimamente diversi ma che suggerisco di non contestare mai), ci sono centri commerciali riservati ai residenti, parchi interni e eliporti – per far parcheggiare gli elitaxi di cui sopra). Anche San Paolo ha il suo quadrilatero della moda come Milano, e si chiama Jardins (plurale di Jardim: Paulista, Amèrica, Paulistano, Europa). Più c si allontana dai Jardins, più la città si imbruttisce e aumentano le favelas, a cerchi concentrici.

San Paolo era anche la città di Ayrton Senna, lo sportivo più amato e rimpianto del Brasile, l’uomo che dava lustro al Paese, fidanzato con la fatina della televisione Globo, la celeberrima Xuxa (che è un fenomeno mediatico mica da poco ancora oggi, adorata dai baixinhos – piccolini – di ogni età), ricchissimo, colto e nobile ma così umano e idolatrato dal povão, il popolo umile che riscattava una vita di tomba di sennaumiliazioni con le vittorie di questo grandissimo campione. Ai funerali di Senna c’erano più di tre milioni di persone, e tutto il Brasile collegato. Ora Senna riposa nel cimitero cittadino di Morumbi, a segnalare la sua tomba solo una semplice targa di bronzo e una profusione di fiori e omaggi degli ammiratori che a vent’anni dalla sua scomparsa ancora lo piangono. Me compresa.

Ma veniamo a noi: il campionato paulista, detto familiarmente Paulistão, vede ogni anno venti squadre disputarsi il titolo, ma solo quattro sono degne di nota e famose in tutto il mondo, e cioè Corinthians, Palmeiras, San Paolo e Santos. In realtà solo le prime tre sono quelle cittadine, il Santos è la squadra di una città portuale poco distante, ma è sicuramente la più famosa visto che ci ha lungamente militato Pelè. Tranne poche interruzioni, tipo quest’anno, dal 1902 il titolo se lo sono sempre passato queste quattro squadre. Il Corinthians ha vinto 27 scudetti, il Palmeiras 22, il San Paolo 21 e il Santos 20. Il Palmeiras è la squadra degli italiani emigrati, infatti prima della guerra si chiamava Palestra Italia. Poi l’Italia si schierò a fianco di Hitler, il Brasile si schierò contro le forze dell’Asse, e il nome fu cambiato.
Le partite del Mondiale si giocheranno nel nuovissimo e innovativo stadio Arena San Paolo, che subito dopo la competizione sarà rilevato dal Corinthians e sostituirà il vecchio stadio. Nota statistica: qui è presente il più grande schermo al mondo, 170 metri x 20. Inquadrerà la partita inaugurale dei Mondiali Brasile-Croazia. Per il nostro girone l’Arena San Paolo ospiterà Uruguay-Inghilterra, poi Olanda-Cile, Corea del Sud-Belgio, un ottavo di finale e una delle due semifinali, quella prevista il 9 luglio, in cui potrebbe esserci anche l’Italia se passa prima nel girone. Mica male, eh?
A proposito della partita inaugurale: non potete esimervi dall’intonare l’inno nazionale brasiliano. Tutti i libri forniti gratuitamente dal Governo alle scuole pubbliche obbligatorie (fino alle medie, più o meno) portano stampato l’inno nazionale sulla quarta di copertina: in Brasile lo conoscono a memoria sin dall’infanzia. Per questo è possibile che succedano cose commoventi e meravigliose come questa.

È lunghissimo, in genere prima delle partite viene cantata solo la prima strofa (ma, durante la scorsa Confederations Cup, su idea di Marcelo il pubblico ha cantato a cappella anche la seconda strofa, e l’effetto è stato talmente emozionante che sarà riproposto a furor di popolo anche in questo Mondiale). Eccolo qui, pronto per le nostre ugole:

Ouviram do Ipiranga as margens plácidas
De um povo heróico o brado retumbante,
E o sol da Liberdade, em raios fúlgidos,
Brilhou no céu da Pátria nesse instante.
Se o penhor dessa igualdade
Conseguimos conquistar com braço forte,
Em teu seio, ó Liberdade,
Desafia o nosso peito a própria morte!
Ó Pátria amada,
Idolatrada,
Salve! Salve!
Brasil, um sonho intenso, um raio vívido,
De amor e de esperança à terra desce,
Se em teu formoso céu, risonho e límpido,
A imagem do Cruzeiro resplandece.
Gigante pela própria natureza,
És belo, és forte, impávido colosso,
E o teu futuro espelha essa grandeza.
Terra adorada
Entre outras mil
És tu, Brasil,
Ó Pátria amada!
Dos filhos deste solo
És mãe gentil,
Pátria amada,
Brasil!

Udirono le rive placide dell’Ipiranga
Il grido rimbombante di un popolo eroico,
E il sole della Libertà, in raggi fulgidi,
Brillò nel cielo patrio in quell’istante.
Se il pegno di questa uguaglianza
Riuscimmo a conquistar con braccio forte,
Nel tuo seno, o Libertà,
Sfida il nostro petto la stessa morte!
O Patria amata,
Idolatrata,
Salve! Salve!
Brasile, un sogno intenso, un raggio vivido,
D’amore e di speranza scende alla terra,
Se nel tuo bel cielo, ridente e limpido,
Risplende l’immagine della Croce del Sud.
Gigante per tua stessa natura,
Sei bello, forte, impavido colosso,
E il tuo futuro riflette questa grandezza.
Terra adorata
Fra altre mille
Sei tu, Brasile,
O Patria amata!
Dei figli di questo suolo
Sei madre gentile,
Patria amata,
Brasile!

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