Ve lo do io il Brasile – 03. Manaus e Fortaleza

Eccoci qua: l’urna del sorteggio ha assegnato all’Italia Manaus come sede della prima partita dei Mondiali. E che partita! Contro l’Inghilterra, cioè i Leoni bianchi che ancora si vantano del fatto di “avere inventato il calcio”, ma che il Mondiale l’hanno vinto una volta sola, a casa loro per di più, e noi invece quattro, pappappero! Comunque, al netto dei conteggi, sarà difficile per entrambe le quadre giocare in quella “pasta e patate” (autocit., ma è piaciuta e me la rivendo) che è il clima equatoriale della capitale dell’Amazonas (per inciso, sfiora i 2 milioni di abitanti – il doppio di Napoli, per dire).

Teatro AmazonasOra io vi dovrei parlare di Manaus, e lo faccio con due parole: Fitzcarraldo e Mister No. Il film di Herzog con Klaus Kinski (se non l’avete visto, fustigatevi prima con un gatto a nove code per l’enormità della mancanza) narra in sintesi la storia di questo melomane barone irlandese che si mette in testa di costruire un teatro lirico in piena foresta amazzonica per farci cantare il tenore Caruso. Ecco, per quanto stramba vi sembri l’idea, a Manaus un teatro lirico, liberty e bellissimo, c’è davvero. Si chiama Amazonas (chevvelodicoaffà) e fu costruito alla fine del 1800, al culmine di un periodo meraviglioso che coincise con la commercializzazione del caucciù, quando fiumi di denaro furono investiti dai baroni della gomma per ricreare lo stile di vita sontuoso delle élite europee. E’ un simbolo di Manaus e del Brasile intero, con la sua facciata rosa e la cupola composta da 36.000 piastrelle verniciate che compongono la bandiera brasiliana. Ciononostante, nel teatro Amazonas c’è molto di italiano: era italiana la ditta che iniziò i lavori di costruzione nel 1884, sotto la supervisione di un architetto italiano, ed era italiana la compagnia lirica che lo inaugurò nel 1897 con l’opera, italiana, “La Gioconda” di Ponchielli. Dopo il meritatissimo successo del film, il governo brasiliano si rese conto del gioiello che aveva a disposizione e dopo 90 anni di inutilizzo, investì di nuovo nella lirica, proprio qui, in piena Amazzonia, dando vita a un festival di musica lirica che si tiene ogni anno ad agosto.

Mister NoCome anticipavo, gli appassionati di fumetti sanno benissimo che buona parte delle vicende di Mister No, della numerosa famiglia degli eroi della casa editrice Sergio Bonelli, si svolgono proprio a Manaus. Il pilota di Piper che verso la fine degli anni ’50 offre i propri servigi ai turisti (o sedicenti tali) ha trovato la sua pace interiore in questo angolo dimenticato da Dio, in mezzo a una natura ancora selvaggia e incontaminata, ben lontana dall’attuale cementificazione che il progresso e le industrie hanno portato in Amazzonia. E non è un caso, in fondo, che la “morte” editoriale del personaggio Mister No (nel 2006) coincida con la “morte” di quell’Amazzonia come terra di scoperta e avventura. Ora Manaus è una moderna città industriale, con grattacieli, traffico e un porto franco che ha sviluppato in modo abnorme l’importazione e la vendita di materiali elettronici di tutti i tipi.

Con Manaus ha a che fare anche un altro personaggio, protagonista del romanzo Hanno tutti ragione di Paolo Sorrentino, quel Tony Pagoda che si rifà ad un precedente personaggio del primo film di Sorrentino, Tony Pisapia de L’uomo in più, opera dove poi si parla anche di calcio attraverso il personaggio di un altro Pisapia, Antonio, stopper fallito per eccesso di integrità morale che vuole fare l’allenatore senza riuscirci (pare che l’autore si sia ispirato a Di Bartolomei). E qui si chiude il cerchio. Tony Pagoda è un cantante melodico napoletano che a un certo punto della sua vita decide di rifugiarsi in Brasile, a Manaus appunto. Di tutta quell’esperienza lui ci racconta due cose: l’umidità spaventosa e gli scarafaggi che infestavano la città. Ognuno ha le sue idiosincrasie.

Incontro delle acqueOltre al teatro lirico, l’altra attrattiva di Manaus è “l’incontro delle acque”: in pratica, si tratta di un fenomeno naturale di confluenza causato dalle acque molto scure del Rio Negro e dall’acqua marrone e fangosa del Rio Solimões che si uniscono nel Rio delle Amazzoni. Per circa otto chilometri, le acque dei due fiumi non si mischiano e scorrono a fianco. Il fenomeno è dovuto alla differenza di velocità e temperatura dell’acqua dei due fiumi: il Rio Negro scorre a circa 2 km all’ora a una temperatura di 28 °C mentre il Rio Solimões scorre a 4–6 km all’ora a 22 °C. L’effetto è davvero impressionante: sembra come se una diga invisibile separi i due fiumi, che continuano indifferenti a farsi ognuno i fatti propri.

A Manaus giocheremo in uno stadio nuovo di zecca, costruito appositamente con criteri ecocompatibili (ma non si sa quanto funzionali, a quanto pare sembra più un campo di patate) per i Mondiali, l’Arena Amazonas. L’utilizzo successivo ai Mondiali resta oscuro, dal momento che in questa porzione di Brasile non esistono praticamente squadre di calcio degne di questo nome e la media spettatori a partita è di 810 persone. Si dice che verrà riconvertito in un carcere. Io lo trovo molto ironico, da un certo punto di vista. Esisterebbe addirittura un campionato amazonense, dominato dal Nacional di Manaus con 41 titoli. Se quello è calcio, beninteso. L’Arena Amazonas ospiterà, oltre a Inghilterra-Italia, anche Camerun–Croazia, Honduras–Svizzera e USA-Portogallo. Lo voglio proprio vedere, io, CR7, a correre agile come un fringuello e con i capelli scolpiti nel gel a quelle temperature e con quell’umidità.

FortalezaPassiamo ora a un’altra città posizionata proprio sull’Equatore scelta per ospitare ben sei partite dei Mondiali: Fortaleza, capitale del Cearà, in pratica la Rimini del Brasile. Il nome si deve alla fortezza, per l’appunto, che i colonizzatori olandesi costruirono durante il loro periodo di permanenza (tenete presente che ci troviamo a pochi chilometri dalla Guyana e nella zona delle Antille olandesi). Di questa cittadina c’è poco da dire, se non per l’appunto che è la capitale del divertimento balneare, per i locali ma soprattutto per gli stranieri, che arrivano qui a frotte vomitati da decine di charter da tutto il mondo. Una sequenza di 34 chilometri di spiagge, grattacieli in riva al mare, ristoranti, discoteche, prostitute (che chiamano elegantemente garotas de programa o acompanhantes), insomma tutto ciò che può servire a rendere indimenticabile una vacanza media di un turista medio e senza grandi aspettative culturali. E onestamente su Fortaleza non sprecherei altre parole.
Per i meno pigri, a diversi chilometri dalla città c’è Jericoacoara (“Jeri” per gli Jeriamici, traduzione “sito delle tartarughe”), un villaggio di pescatori che ospita una delle residue comunità hippie del Brasile (ce ne sono un numero insospettabile) e che era un vero paradiso in terra. Fino a meno di vent’anni fa, non esisteva la corrente elettrica. Ancora oggi, pur se costretto dall’avanzare della civiltà a ricorrere all’energia elettrica per usi privati, il comune non ha acconsentito a illuminare le strade, per la cui visibilità ci si affida ancora alla luna e alle stelle (tante, ma tante, ma tantissime!). Anche qui, ovviamente, si è sparsa la voce che i turisti italiani sono tanti e un po’ polli e hanno imparato a spennarli per bene. Ora non è più questo paradiso incontaminato di una volta, ma poi parlo proprio io che mi affaccio sulle spiagge risicate, nere e invase di tamarri di Ostia Ponente, vista Tirreno?

Canoa QuebradaA qualche chilometro da Fortaleza, pur non essendo geograficamente in Cearà ma in un altro staterello del Nordeste che si chiama Rio Grande do Norte (capitale Natal, lo ritroveremo presto), c’è Canoa Quebrada, altra località una volta incantevole e incontaminata ora presa d’assalto da frotte di turisti interessati, oltre alla bellezza del luogo, alle attività che lì vi si svolgono grazie anche al vento e alla distesa di dune rosse: kitesurf, parapendio, dunebuggying, shopping di braccialetti lungo la Broadway (si chiama così) locale.

E il calcio? Anche qui esiste un campionato cearense: undici squadre, di cui cinque risultano avere “cessato le attività” (?), due squadre della capitale che si alternano nel fregiarsi del titolo: il Cearà che ha vinto 43 volte e il Fortaleza che ha vinto 39 volte. La Domenica Sportiva locale dev’essere uno spasso.
All’Estadio Castelão si svolgeranno, per i gironi di qualificazione, Brasile–Messico, Grecia-Costa d’Avorio, Uruguay–Costarica, Germania–Ghana, poi un ottavo di finale e un quarto di finale. Io vedo bene gli africani. Poi mi direte.

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