Ve lo do io il Brasile – 04. Recife e Natal

Fernando de NoronhaE insieme alla Nazionale siamo arrivati a Recife, capitale del Pernambuco, nome che sembra una gag di Guzzanti e invece è uno degli angoli più belli e suggestivi del Brasile: per la natura meravigliosa (di fronte a Recife, in mezzo all’oceano Atlantico, c’è l’arcipelago di Fernando de Noronha, un paradiso tutelato e protetto in modo rigorosissimo con limiti di accesso giornaliero e orari di immersione per i subacquei in mezzo ai delfini, le tartarughe, la fauna marina più ricca del Brasile, tanto che l’UNESCO lo ha decretato Patrimonio Naturale dell’Umanità), per le spiagge bianche e immense come Boa Viagem e Porto de Galinhas, per le città coloniali magnificamente conservate come Olinda, che pare che debba il suo nome ad un’esclamazione di un antico governatore, “oh, linda!” (che bella!), per il suo Carnevale molto pittoresco e diverso da quelli del resto del Paese.

RecifeCiononostante, Recife è una città moderna e anche piuttosto efficiente, con un centro d’innovazione, detto Porto Digitale, situato proprio al centro della città vecchia, due linee della metropolitana (come Roma, ma meglio funzionanti) , un milione e mezzo di abitanti. Ciononostante, Recife è la capitale più antica del Brasile. Ciononostante, Recife (che vuol dire barriera, reef – quella corallina che si trova proprio di fronte alla città) è sì una città di destinazione turistica, commerciale e industriale, ma molto curata, piena di canali e ponti tanto da meritarsi il titolo di “Venezia del Brasile”. Ciononostante, negli anni Trenta era molto florida la produzione cinematografica, e così oltre a Venezia venne paragonata anche a Hollywood.

Carnevale di OlindaLa posizione è immediatamente sotto l’Equatore, per cui il clima è tropicale pieno: tanto caldo d’estate, temperature mai sotto i 20 gradi, acquazzoni continui soprattutto da marzo (che lì è l’inizio dell’autunno) ad agosto (pieno inverno). Non è improbabile che i nostri eroi si trovino a giocare sotto la pioggia, calda e insistente, che quasi ogni pomeriggio dopo pranzo comincia a bagnare la città.
Dicevamo di Olinda e del Carnevale pernambucano: tra le caratteristiche che lo rendono diverso e unico, ci sono i “giganti di Olinda”, enormi pupazzi di legno e pezza che vengono portati in giro per la città e seguiti dalla gente festante, e soprattutto il frevo, che è un genere musicale tipico del nordest. “Frevo” viene dal verbo “ferver”, e dà l’idea del ritmo indiavolato e frenetico della musica. Non è come il samba, è più melodico, più orchestrato e meno ossessivo, comunque sia non si riesce assolutamente a stare fermi con i piedi, garantisco. Poi apriremo una parentesi più graffa che quadra sul Carnevale in Brasile, sui diversi modi di festeggiarlo, sulle musiche che lo accompagnano a seconda del luogo dove si tiene. Ma non ora ché ho da dirvi ancora di Natal, e hai voglia.

Tornando a noi e al calcio, Recife fu anche una delle sei sedi del Mundial del 1950. Da allora lo stadio è nuovo, e si chiama Arena Pernambuco, e non sta a Recife ma in un comune dell’area metropolitana, dove praticamente non c’è una mazza tranne che lo stadio stesso e le mucche che pascolano lì intorno quando allo stadio non ci sono partite. Si spera che l’averlo progettato come sede polivalente di più discipline serva a dargli un futuro, altrimenti entrerà anch’esso a far parte delle tante cattedrali nel deserto che ogni grande manifestazione sportiva ha disseminato nel mondo. Nel Pernambuco esiste un campionato di calcio a 12 squadre: leader per distacco la squadra dello Sport con 40 campionati vinti, poi il Santa Cruz con 29. Praticamente il 70% delle squadre iscritte sono della stessa città, ovviamente Recife.

All’Arena Pernambuco si tengono, oltre che Italia-Costarica, anche Croazia – Messico, Usa – Germania, Costa d’Avorio – Giappone (unica partita dell’intero torneo ad essersi tenuta alle tre di notte ora italiana), e un ottavo di finale dove potremmo esserci di nuovo noi se arrivassimo primi del nostro girone. E per come si stanno mettendo le cose, c’è più di qualche probabilità.

Dune Buggy a NatalE andiamo a Natal: ammetto che è stato uno dei posti dove mi sono divertita di più, mettendomi alla prova in attività totalmente lontane dal mio quotidiano (e infatti mai più ripetute) come saltare con le dune buggy (sì, come quelle della canzone degli Oliver Onions – ammetto di averla cantata a squarciagola in quei momenti) sulle dune del deserto a Genipabu o correrci poi sulla spiaggia spruzzando acqua tutt’intorno, buttarmi da un costone di roccia legata a una carrucola per attraversare un fiume (si chiama “aero-bunda”, dove bunda in lingua locale indica il sedere – vi siete fatti un’idea? ecco), provare il kitesurf, il sand surfing e il bodyboard… Insomma, tutte cose che starebbero benissimo nel curriculum di Lara Croft, se solo me le potessi rivendere anche io in qualche modo che ancora non so mi farebbero prendere parecchi punti-figaggine.

AerobundaNatal, capitale del Rio Grande do Norte, è una città moderna, sviluppatasi attorno al business del turismo. Natal vanta, udite udite, addirittura una colonna romana ORIGINALE: si chiama Coluna Capitulina, viene per l’appunto dal Campidoglio e fu un regalo di ringraziamento per l’accoglienza che la città accordò a due aviatori italiani che trasvolarono l’Atlantico alla fine degli anni ’20 (c’era il Duce, che si prendeva gli obelischi nelle colonie e regalava le colonne romane tipo un arredatore gay dei film demenziali americani). Quando vai in visita a Natal, siccome non hanno nient’altro da farti vedere, ti portano in una specie di giardino botanico dove ti mostrano tutti orgogliosi l’albero di mangrovia più grande del mondo (o perlomeno, a loro risulta così). Noi che abbiamo il Colosseo, per dirne uno per tutti, ci inteneriamo.

Per godere appieno del mare, bisogna andare a Pipa, alla Praia do Amor. Per quanto questi due nomi sembrino fare riferimento ad attività di piacere solitario, non sono connesse perché pipa in portoghese vuol dire soltanto “barile”. Malpensanti.
Io però per una volta sorvolerei sulle bellezze naturali locali, che pure sono indubbie, per raccontarvi di una cosa per me stupenda che avverrà proprio mentre i nostri Azzurri si trovano lì, e cioè le festas juninas. Imperdibili, sono caratteristiche del Nordeste e si svolgono dalla vigilia del giorno di Sant’Antonio (13 giugno) fino al giorno di San Pietro, il 29 giugno, con il suo apice proprio il giorno di San Giovanni (São João, da cui festa joanina, e poi junina) che cade il 24 giugno. Sì, precisamente il giorno di Italia-Uruguay. Questi festeggiamenti in onore dei Santi Antonio, Pietro e Giovanni prevedono una coreografia e uno svolgimento ben precisi: si balla tutti insieme una quadriglia attorno a dei falò che sono ovunque e restano accesi tutta la notte, si sparano fuochi d’artifici, si fanno volare delle mongolfiere e si gira rigorosamente vestiti come i bovari della zona, detti caipira (da questo termine viene la caipirinha). In pratica, sembrano tante comparse di film western con i cowboys in libera uscita: cappelli con la tesa modello Stetson, cravatte strette di cuoio, gilet di pelle, sovracosce di pelle, stivali con la punta, e soprattutto obbligatoria la camicia a quadri. Le donne invece sono vestite con abiti coloratissimi e con enormi ruches svolazzanti, che le fanno sembrare tante bambole come quelle che le nostre nonne tenevano sul letto quando eravamo piccoli. Dopodiché si passa a formare gruppi di festaioli che ballano e cantano per le strade delle città, passando per le case, dove i residenti lasciano sulle porte e finestre alimenti e bevande in degustazione. Durante queste feste si mangia e si beve in continuazione, piatti locali a base di mais come la pamonha, e il liquore nazionale, la cachaça. In tutta la regione del Nordest si festeggia con modalità varie e variopinte: a São Luis, nel Maranhão, c’è la tradizione del “bumba meu boi”, in cui viene rappresentato un bue da sacrificare e poi far resuscitare. Il motivo di tutte queste feste è facilmente comprensibile: il Nordest, data la sua posizione geografica, soffre gravi problemi di siccità, e i nordestini approfittano dell’occasione religiosa per ringraziare paganamente per le piogge che cadono nel periodo in questa regione e che servono per garantire buoni raccolti.Voglio proprio vedere se i nostri azzurri, finita la partita, se la sentiranno di buttarsi in qualcuna di queste festas juninas. Scommetto su Cassano e Balotelli. Pirlo secondo me andrà a dormire.

A Natal lo stadio si chiama Arena das Dunas (incredibile, eh?), e prevede in calendario Messico – Camerun, Ghana – USA, Giappone – Grecia, e l’ultima partita del nostro girone, quella dove forse ci giocheremo la prosecuzione dei Mondiali.

Nota di colore: date le distanze enormi del Brasile, quest’anno per la prima volta Casa Azzurri, la struttura che ospita gli eventi e il centro media a seguito della Nazionale, sarà itinerante e seguirà le trasferte della squadra trasferendosi qualche giorno prima là dove loro giocheranno. Questo perché il ritiro di Mangaratiba, a cento chilometri da Rio de Janeiro, era stato scelto ben prima dell’estrazione a sorte delle sedi delle partite. Ci ha detto un po’ male, e così per esempio la squadra, che il 20 gioca a Recife e il 24 a Natal, che si trova a (relativamente) pochi chilometri da lì, dopo Italia-Costarica non farà ritorno a Rio ma resterà in zona.

La sera prima di Italia-Costarica, a Recife, a Casa Azzurri si è esibita Emma Marrone. Alla vigilia di Italia-Uruguay a Natal, invece, ad intrattenere gli invitati saranno i Negramaro, autori anche del nostro inno di questa edizione, Un amore così grande, rivisitazione molto personale di una canzone del grande tenore Mario del Monaco, cantata anche da Claudio Villa, Luciano Pavarotti e Andrea Bocelli. Della serie “se ne sentiva proprio il bisogno” (non esprimo giudizi pubblicamente sui Negramaro, ho già collezionato un paio di figure di merda non da poco con parenti stretti di Giuliano Sangiorgi, con la fortuna che ho capace che tra gli avidi lettori di questa rubrica becco qualche suo compagno delle elementari).

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