Italia-Norvegia 1994. Crampi, sudore e bus de cul

 

 

 

 

 

(di Marco Gaetani)

I miei, ormai da 24 lunghi anni, non fanno che ridere quando si parla di Italia ’90. RidoITALY V NORWAYno e giurano di una mia enorme attenzione nei confronti delle partite trasmesse dalla Rai. Forse per la grafica di risultati e formazioni, decisamente la migliore sfornata dal servizio pubblico nell’ultimo trentennio. Forse per il regalo che mi fecero in quei giorni, una splendida riproduzione del pupazzo Ciao, decapitato selvaggiamente negli anni a venire: trasformai la testa, di spugna, in una palletta utilizzabile in casa. Più probabilmente, però, per l’inno, che è anche il motivo per cui ridono: da buon 3enne, cantavo “Notti Magiche / Asseguendo un gol”. Quell’asseguendo continua a tormentarmi. Io, ovviamente, nego. Perché di Italia ’90 non ricordo nulla. Mica come Usa ’94. La testa pelata di Letchkov che fa piangere la Germania, l’innamoramento per Ilie Dumitrescu, lo show di Al-Owairan contro il Belgio. E l’Italia di Sacchi, praticamente l’unica per cui abbia tifato, con l’entusiasmo dell’infanzia: dopo il 1996, la Nazionale non mi ha mai preso più di tanto.

Metto piede in uno stadio per la prima volta in una delle amichevoli azzurre pre-partenza: Italia-Svizzera 1-0, Stadio Olimpico. Marcatore, ovviamente, Signori. Sulla mia sciarpa di bambino laziale c’è la foto di una sua esultanza e la frase “E segna sempre lui”, ne ha messi 49 negli ultimi due campionati e immagino che quello alle porte sia il suo mondiale. Ma ci allena Arrigo Sacchi, che ha in testa il suo calcio – e che calcio – e che non riesce a risolvere il rebus Baggio-Signori. Sono i due protagonisti della vigilia, con tanto di celebre spot in cui ballano il tip-tap in scarpini. Sull’altare del sacchismo è già stato sacrificato Roberto Mancini: poca voglia di fare la riserva a Baggio, pochissima di farla anche a Gianfranco Zola. A casa anche il suo ex gemello, Gianluca Vialli.

Sacchi, anche per voler di patria, si piega a qualche esperimento. Prova il 4-3-3, con Berti e Signori esterni e Roberto Baggio centravanti, “falso nueve” per dirla con gli amici del barcelonismo. I risultati non sono esaltanti, compreso quell’1-0 alla Svizzera di Hodgson. Altro 1-0 rifilato al (o alla?) Costa Rica – ancora Beppe – fra i mugugni: Sacchi non è convinto, per l’esordio si torna al 4-4-2. Italia-Eire, si gioca abbastanza tardi e non sono neanche a casa, ma ospite da parenti marchigiani: non mi fanno guardare la partita. Scopro il giorno dopo che la coppia Baggio-Signori ha fatto soltanto il solletico agli irlandesi, 1-0 Houghton con Pagliuca impegnato a catturare farfalle coi guantoni.

Italia-Norvegia è la prima gara giocata con la formazione che Sacchi ha in mente dal’inizio. Punta grande – Casiraghi – e punta piccola, ovviamente Baggio. E Signori? Esterno di centrocampo. EEEEEH? Esterno sinistro di centrocampo nel 4-4-2, con Berti dall’altra parte. “Questo è matto”, penso io. Lo avrebbe pensato anche Baggio di lì a poco.

ITALY V NORWAYL’Italia non parte neanche male, va vicina al gol con Berti – stavolta la partita la vedo, sono a casa – e poi si sgretola. Sacchi, in difesa, ha convocato due grupponi. Il gruppo Milan, TassottiCostacurtaBaresiMaldini, e il gruppo Parma, BenarrivoApolloniMinotti, con Mussi nominalmente ancora del Toro ma praticamente già a Collecchio, peraltro dopo un passato in rossonero. Contro la Norvegia giocano tre milanisti e un parmense, Benarrivo. Che resta basso mentre gli altri tre salgono, Leonhardsen raccoglie l’assist in verticale e si presenta davanti a Pagliuca. Il simpatico Gianluca para fuori area, rosso. Entra Marchegiani, fin qui tutto normale. Ma chi toglie? “Leva Signori”, è il pensiero comune. E invece no. Esce Baggio. EEEEEEH? Baggio non lo pensa, che Sacchi è matto. Lo dice. In mondovisione. Settanta minuti senza il nostro uomo simbolo. All’intervallo è ancora 0-0, ad inizio ripresa salutiamo anche Franco Baresi, infortunatosi in una chiusura in allungo.

ITALY V NORWAYLa Norvegia per poco non segna con il più piccolo in campo: “Mini” Jakobsen schiaccia troppo di testa, siamo salvi, con Sacchi che ha scelto Apolloni e non Minotti al posto di Baresi. Beppe mette a ferro e fuoco la fascia sinistra, a 20’ o giù di lì dalla fine guadagna un calcio di punizione. Terzo cambio, Massaro per Casiraghi. “Al Milan lo hanno chiamato più volte Provvidenza, chissà…”, dice Pizzul. Brunone la sa lunga.

Signori sul pallone, prolungamento del lato lungo dell’area, nei pressi del fallo laterale. È un cross tagliatissimo, perfetto per la testa di Dino Baggio. L’Italia sblocca, Brunone nell’esultanza azzarda addirittura il cognome di Dinone, in un Mondiale poi scandito dai suoi “Dino, Robeeeerto, Diiino, Robeeeerto”. Signori, nel frattempo, è incontenibile. Passa in mezzo a due norvegesi ai 40 metri, ne salta un altro di slancio e spara dal limite, fuori di un niente. Nel finale si soffre, gol annullato alla Norvegia, poi Mini Jakobsen spaventa Marchegiani, sicuro in presa bassa.

Resterà l’unica vittoria nella fase a gironi, prima del pari con il Messico e della qualificazione agli ottavi rimediata grazie alle cinque pere di Salenko in Russia-Camerun, con partecipazione record di Milla. Resterà anche l’ultima buona gara di Signori in azzurro. “Non ce la facevo più, stavo scoppiando. Lo presi da parte e gli dissi che in un’altra posizione avrei potuto rendere di più, altrimenti avrei preferito non giocare. Mi sono tagliato le palle da solo, avrei dovuto giocare anche nel ruolo sbagliato. Così, invece, rimasi sempre in panchina. Almeno c’erano l’aria condizionata e gli spruzzi d’acqua”, dirà anni dopo Signori. Che nei quarti di finale servirà Baggio per lo splendido 2-1 in extremis con la Spagna, e che prima della semifinale declinerà l’offerta di scendere nuovamente in campo da esterno sinistro di centrocampo, rinunciando alla possibilità di giocare la finale, anche in corso d’opera.

In quell’Italia-Norvegia, per 70 minuti, si videro l’organizzazione sacchiana e l’abnegazione di Signori. Ma anche se sei diventato qualcuno a forza di gradoni, a tagliarsi le palle ci vuole poco. È operazione rapida e letale, come un rigore tirato da fermo, uno dei suoi. Giuseppe Signori da Alzano Lombardo lo avrebbe scoperto ancora meglio nell’estate del 2011, ma questa è tutta un’altra storia.

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