Cronache dell’ultima spiaggia

Senza fare troppo i sociologi, l’ha spiegato benissimo Marchisio nel dopo-partita di Italia-Costa Rica: “Loro avevano più voglia di noi. Pensavamo già all’Uruguay, era importante non subire il secondo gol”. Capito? Altro che riscossa, remuntada, qualificazione già in ghiaccio. Dalla notte dei tempi, per noi la seconda partita del girone è una fastidiosa appendice. Questo perché amiamo i melodrammi di un amore sconfinato, e cosa c’è di meglio di un bello PSICODRAMMA DELL’ULTIMA PARTITA? State a vedere.

1982
Fino agli anni ’70 non eravamo consapevoli delle nostre tendenze sadomasochiste: vincevamo, perdevamo, pasticciavamo, ma non riuscivamo a vederci un disegno. Tutto diventa improvvisamente chiarissimo il pomeriggio del 23 giugno, giorno della mitologica Italia-Camerun. All’Italia (toh!) basta il pareggio. Il Camerun è imbattuto, ha fatto 0-0 contro Perù e Polonia e schiera un’ampia schiera di scappati di casa, in primis Thomas N’Kono, in campo con improbabili pantaloni lunghi nonostante il caldo torrido. La fine è nota: segna Graziani (con N’Kono, fin lì autore di un Mondiale impeccabile, che scivola in modo sospetto), pareggia immediatamente M’Bida, con Zoff e mezza difesa azzurra a farfalle. Anni dopo, nell’omertà generale, due giornalisti (Oliviero Beha e Roberto Chiodi) proveranno a fare luce sulla misteriosa partita, in cui il Camerun – pur dovendo attaccare per passare il turno – negli ultimi venti minuti supera a stento il centrocampo. Passiamo con tre pareggi, per aver segnato un gol in più rispetto agli africani, comunque felicissimi (e forse qualcosa in più) per aver chiuso senza sconfitte il loro primo Mondiale. E’ opinione ricorrente che non andremo da nessuna parte: alla seconda fase ci aspettano Argentina e Brasile.

1986
I meccanismi di qualificazione sono più laschi: su 24 partecipanti, si qualificano in 16. Riusciamo a complicarci la vita? Ma certo che sì: due pareggi contro Bulgaria e Argentina ci obbligano a non perdere (toh!) contro la scarsissima Corea del Sud, Paese che suona sinistro per via dei noti fatti del 1966. Nel catalogo delle angherie, nulla ci è risparmiato neanche dopo l’1-0: il rigore tirato sul palo da Altobelli, il clamoroso pareggio coreano, un confuso forcing finale che ci vede uscire vincitori per 3-2 (due gol presi dai coreani, misericordia). Non andremo da nessuna parte, ma stavolta per davvero: Platini ci prende a schiaffoni, il nostro Mundial finisce agli ottavi.

1990
E’ il Mondiale più rilassato, giocato nel rassicurante catino dell’Olimpico, che si esalta e ci fomenta anche per un 1-0 sui pellegrini americani. All’ultimo giro siamo già qualificati a braccetto con la Cecoslovacchia, ma dobbiamo vincere per rimanere a Roma anche in ottavi e quarti. Nasce la coppia Schillaci-Baggio, un gol a testa (bellissimo quello del Codino che si beve mezza difesa cecoslovacca con un’azione di eleganza impareggiabile). Sono notti magiche, arriveranno presto quelle tragiche.

1994
Eccoci qua. L’ultimo giro ci mette di fronte a una situazione imperscrutabile: noi, l’Eire, il Messico e la Norvegia, tutti insieme a quota 3 punti. Che fare? Italia-Messico si gioca nella fornace di Washington DC, con calcio d’inizio a mezzogiorno e mezzo. Crampi, sudore e fiato cortissimo, finché Sacchi all’intervallo cambia Casiraghi con Massaro e Provvidenza timbra il cartellino dopo due minuti. Siamo qualificati! Siamo qualificati? Sì, per ben 10 minuti, finché Bernal pareggia. Contemporaneamente pareggiano anche Eire-Norvegia, 0-0. A fine partita un senso di angoscia ci coglie alla gola: siamo dentro o fuori? Mica facile spiegarlo, per quello che è l’incrocio più diabolico e complicato della nostra storia. Quattro squadre a quattro punti (caso unico nella storia dei Mondiali), a differenza reti pari, l’Italia è terza su quattro per aver segnato un gol in più della Norvegia già eliminata. Ma per passare agli ottavi dobbiamo sperare che nel gruppo B il Camerun non batta la Russia (già eliminata anch’essa) con 3 gol di scarto. In conferenza stampa, Sacchi sintetizza magnificamente l’intera questione: “E adesso andiamo tutti a pregare”. La Madonna di Fusignano fa il suo dovere: il Camerun deraglia malamente per 6-1 (cinque gol del carneade Salenko!), l’Italia passa come sedicesima squadra su 16. Andremo lontano.

1998
Altra edizione sostanzialmente tranquilla: il Mondiale torna a 32, si qualificano in 16 e per passare il turno dobbiamo/possiamo contare solo su noi stessi e sul nostro girone. L’Italia arriva al dunque con 4 punti su 6 (2-2 vs Cile, 3-0 al solito caritatevole Camerun) e la solita opzione dei “due risultati su tre” contro i modesti picchiatori austriaci. Dopo un primo tempo bruttissimo, segna Vieri e poi l’ingresso di Roby Baggio stappa la partita. Finisce 2-1 senza mai soffrire. Altri tormenti verranno.

2002
Come per esempio quelli del 2002, indimenticabili anche per il calendario bislacco, che ci impone sofferenze atroci nei dintorni dell’ora di pranzo. Vicenda simile a quella attuale: battiamo facile l’Ecuador (doppietta di Vieri) e poi ci suicidamo contro la Croazia cinque giorni dopo, con errori individuali e clamorosi svarioni arbitrali. Messico 6, Croazia 3, Italia 3, Ecuador 0: solo una vittoria ci dà la certezza di passare. Ma il Messico è forte e arcigno e passa in vantaggio con un capolavoro di Jared Borgetti, così che a fine primo tempo siamo virtualmente a casa. Annebbiati, confusi, arruffoni, siamo destinati a uscire, ma il clamoroso vantaggio dell’Ecuador ci rimette in piena corsa, anche da sconfitti. A sei minuti dalla fine, la bella storia italiana: il bistrattato Del Piero azzecca di testa il gol che fa dimenticare anni di figuracce con la maglia azzurra. Ma alla fin della fiera dobbiamo ringraziare gli amici ecuadoriani. Ignari che, già dagli ottavi, un loro connazionale di nome Byron vestirà i panni del sicario.

2006
Come nasce un titolo mondiale? Ma da un girone complicatissimo, ovvio. Battuto bene il Ghana, pareggiato male contro gli USA, per l’Italia è il solito crocevia da “basta il pareggio” contro la temibile Repubblica Ceca di Nedved e Rosicky, che stavano a quella partita un po’ come Suarez e Cavani stanno a questa. L’Italia non incanta ma gioca una partita di brutale praticità, pur perdendo Nesta per infortunio: gli subentra Materazzi che schiaccia di testa il pallone dell’1-0. Sprechiamo di tutto in contropiede fino alla memorabile fuga a due di Pippo Inzaghi e di Simone Barone, che continua ancora oggi ad aspettare speranzoso che Superpippo gli passi la palla. Il 2-0 vale l’importantissimo primo posto, che ci regala un tabellone formato autostradale, con l’Australia agli ottavi e l’Ucraina nei quarti.

2010
Pomeriggio di tregenda vera, quello di Johannesburg. Due pareggi contro Paraguay e Nuova Zelanda fanno da preludio alla partitissima (!) con la Slovacchia, con cui possiamo anche pareggiare A PATTO CHE (in tutte queste storie di tabelle e combinazioni c’è sempre un “a patto che”), dicevamo, a patto che la Nuova Zelanda (!!) non batta il Paraguay. Lì, in effetti, finisce 0-0, quindi è tutto nelle nostre mani. Gli eroi di Berlino svelano rughe profondissime, tipo Glenn Close nel finale delle Relazioni Pericolose. Dopo 60 minuti da incubo il tabellone recita Slovacchia 2 Italia 0, doppietta di tale Vittek. Lippi vuota il sacco e manda dentro lo zoppo Pirlo e Quagliarella, o la va o la spacca. A momenti la va: Di Natale segna l’1-2 e poi – dopo un tragicomico gol preso da rimessa laterale – Quagliarella accorcia ancora per il 2-3. Sette minuti di recupero: al 7′ Pepe ha sul sinistro la palla della qualificazione, ma preferisce tirare (malissimo) di destro. E’ finita, siamo fuori al primo turno, ed è un momento storico: chissà quando ci ricapiterà!

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