Ve lo do io il Brasile – 05. Brasilia e Cuiabà

Se questa rubrica seguisse un criterio geopolitico, questo sarebbe stato obbligatoriamente il primo post. Ma siccome abbiamo adottato (io e il committente, nella persona di Giuseppe Pastore – È TUTTA COLPA SUA, SAPPIATELO) un criterio crono-sentimental-tifoso, ve ne parlo soltanto oggi. Trattasi ovviamente della capitale, Brasilia. Che curiosamente condivide con la nostra Capitale, anzi ‘a CapiDale, il giorno del compleanno, il 21 aprile. Del 1960, precisamente, quando si realizzò il progetto utopico di una città decisa a tavolino, disegnata e costruita in tempi record in un luogo scelto con cura, al centro dell’enorme territorio semidesertico di terra rossa detto Planalto Central ed idealmente equidistante da ogni altra città importante, proprio per stabilirne il ruolo centrale e decisionale di governo del Paese.

brasilia-superquadraLa pianta vista dall’alto riproduce la sagoma di un uccello con le ali spiegate, o se preferite un aeroplano. L’architetto che la disegnò è morto l’anno scorso, a più di cento anni, si chiamava Oscar Niemeyer. Pensò di organizzarla per distretti, in base alle attività che vi si svolgevano: distretto governativo, distretto commerciale, distretto finanziario… E la cosa più interessante di Brasilia, ancora oggi, è la cosiddetta Esplanada dos Ministèrios, nel distretto riservato al governo federale. Poi c’è l’avveniristica Cattedrale, sempre di Niemeyer. Di avveniristico c’è anche il fatto che a Brasilia non esistono indirizzi stradali nel senso che intendiamo noi, cioè con il nome della strada e il numero civico: in questo, Brasilia richiama l’urbanistica (e toponomastica) di Tokyo o di Buenos Aires, e in maniera minore, di New York. Tutto fa riferimento alle due ali dell’uccello (o aeroplano), le asas, ognuna lunga 7 chilometri. Da lì in poi, si contano le quadras (quartieri) e i blocos, cioè gli isolati. Al centro delle due ali, ovvero nel corpo dell’uccello, o se preferite nella fusoliera, c’è un lago artificiale e l’Eixo (cioè l’Asse) dove si trova il distretto governativo. E ora seguitemi bene perché non è proprio facilissimo: gli indirizzi dispari stanno sul lato ovest dell’Eixo, e i pari sul lato est. Lungo questa strada vi sono le aree residenziali chiamate Superquadra Sul (SQS) e Superquadra Norte (SQN), e così via. Ogni brasilia-eixoSuperquadra è costituita da blocos di 11 condomini: ogni edificio è identificato da una lettera. Fra i blocos sono situate scuole e chiese per i residenti. Le strade commerciali separano una Superquadra dall’altra. Poi ci sono le Entrequadras dove si trovano i servizi (scuole, chiese, università, ambasciate). Le vie e i numeri civici sono definiti da un calcolo logico basato sul numero della Superquadra e della rispettiva coordinata geografica.
Ora facciamo un gioco: siete invitati a cena da qualcuno che abita a Brasilia. Arrivate a casa sua senza fermarvi dopo due ore sul lato della strada (o meglio, dell’Eixo) a piangere disperati invocando la mamma.

Per aggravare la tensione, immaginate poi che quando pensarono a Brasilia, questi grandi innovatori vollero renderla supermoderna e superveloce, nell’epoca di grande espansione automobilistica, e quindi eliminarono completamente i semafori. Tutta un’unica immensa corsia ad alto scorrimento che attraversa la città. Nel tessuto cittadino non esistono strade con incroci, ma solo rampe d’accesso e di svincolo in un dipanarsi di arterie rotatorie o ben squadrate, con sottopassaggi e viadotti di eleganza estrema, incredibili acrobazie d’ingegneria civile, facilmente fruibili alla guida di un’automobile ma assolutamente inadatte ai pedoni. In pratica, a Brasilia è impossibile muoversi a piedi. Dopo essersi resi conto di avere un filo esagerato, l’amministrazione ha cercato di correre ai ripari con il tracciamento di una serie di strisce pedonali, che come unico risultato concreto hanno reso possibile la traduzione locale del concetto italiano di “durare quanto un gatto in autostrada”.
Non è un caso se, dopo più di cinquant’anni, negli avveniristici condominii di Brasilia vivano ormai solo i vecchi impiegati dei ministeri, mentre la gente comune si è man mano spostata verso le periferie, più disorganizzate ma certamente più vivibili.

brasilia-cupolaBrasilia, oltre al compleanno in comune con Roma, ha anche un’altra curiosità che la lega all’Italia: sorpresona, è Don Bosco. Leggenda vuole infatti che il Santo, nel lontano 1883, fece un sogno che gli forniva le coordinate (tra il 15°e il 20° parallelo) di una città-faro, una “terra promessa fluente latte e miele… una ricchezza inconcepibile”. Dovendo scegliere un posto in mezzo al nulla dove tirare su una capitale e trovandovi guarda caso da quelle parti, voi non l’avreste preso in considerazione? E così infatti fecero i progettisti di Brasilia. Come ringraziamento, san Giovanni Bosco nel 1963 fu proclamato Santo Patrono di Brasilia, e a lui è stato dedicato un quartiere, intitolata una delle vie principali e consacrato un santuario proprio sul 15° parallelo.

Lo stadio di Brasilia è stato completamente raso al suolo e rifatto daccapo, conservando soltanto il nome originale, Manè Garrincha, in omaggio a una leggenda del calcio brasiliano, quel giocatore con una gamba più corta dell’altra e grazie a questo in grado di fare impazzire qualunque avversario decidesse di marcarlo. Al Manè Garrincha si sono già svolte quattro partite dei gironi di qualificazione, Svizzera – Ecuador, Colombia – Costa d’Avorio, Camerun – Brasile e Portogallo – Ghana. Il 30 giugno vi si svolgerà un ottavo di finale, Francia – Nigeria, poi il 5 luglio un quarto di finale e infine la finale di consolazione tra il terzo e il quarto posto, sabato 12 luglio.

E veniamo alla città misteriosa, quella dove nessuno che io abbia interpellato è mai stato né conosce gente originaria di lì. Quindi, per la prima e unica volta nei miei reportage, vi parlerò non per conoscenza diretta né con fonti di prima mano. Si tratta di Cuiabà, di cui non so onestamente che dirvi tranne che si trova vicino al Pantanal, e magari su quello due cose ve le so dire.

pantanal1Il centro del Brasile è enorme e variegato: in alto a destra, un immenso bassopiano, dove tutto è strasecco, ma roba che qualcuno dice che nell’interior le gocce di pioggia, quando c’è, evaporano ancor prima di riuscire a toccare terra. Poi ogni tanto arrivano dei diluvi universali, con gocce grandi quanto secchielli da spiaggia, piogge violente e noncuranti che sconvolgono tutto. Quello è il Sertão (contrazione di desertão, grande deserto). Poco sotto, c’è il Mato Grosso (“giungla fitta”) di cui Cuiabà è la capitale, dove si trova la più grande distesa paludosa del mondo, una delle più ricche come biodiversità. È il Pantanal (“pantano”, appunto), un’immensa pianura alluvionale dove piove per nove mesi all’anno, e quando smette puoi trovare dal giaguaro al capibara al caimano all’anaconda che girano tranquilli e pronti per farsi fotografare dai turisti che arrivano qui nei nuovi circuiti alternativi alle spiagge. Infine, c’è il Cerrado, ovvero la savana del Sud America. Qui c’è un altopiano, detto Chapada, che si dice sia il punto esatto equidistante fra i due oceani che bagnano il Sud America (punto pantanal2geodesico). Il paesaggio è molto bello con il bianco della sabbia (il cerrado un tempo era il fondo del mare e le pareti della Chapada erano la costa), il verde della vegetazione, e il rosso magenta delle pareti rocciose che cambia ad ogni ora del giorno. Insomma, per una vacanza all’insegna della natura e alternativa ai culi, magari un giro in Mato Grosso potreste prenderlo in considerazione.

Lo stadio scelto per ospitare i Mondiali è (toh! Che sorpresa!) l’Arena Pantanal, che ha ospitato quattro partite dei gironi di qualificazione: Cile-Australia, Giappone-Colombia, Nigeria-Bosnia, Russia-Corea del Sud. E credo che francamente, altre occasioni per sentire di nuovo parlare di Cuiabà non ne avremo più per un sacco di tempo.

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