Italia-Australia 2006. Quel pomeriggio di un giorno da cani

Ponza. Già, Ponza. Mio padre ha avuto la brillante idea di venire al mare, a Mondiali in corso. Forse l’ha fatto solo per non votare il Referendum sulla devolution. Perdonato. Però il bagno non lo faccio. Perchè per me quando ci sono i mondiali ci sono SOLO i mondiali. Il resto del tempo lo conservo per respirare e per controllare calendario e possibili incroci. Siamo in barca e ovviamente televisione manco a parlarne. Per fortuna ci siamo organizzati: prenotazione in un postaccio che trasmette la partita. Su Sky eh, perchè sono viziato e sulla Rai non la guardo. Non siamo gli unici in barca ma nel locale sì, ci siamo solo noi. E siamo tanti, dodici, rumorosi. Ordino un tè freddo e con aria di sfida lo bevo veloce, voglio avere la bocca libera per esultare. Sarà una formalità. Loro sono un’isola un filo più grande di Ponza e hanno superato per la prima volta nella storia il girone, certe partite non le reggono. Noi abbiamo battuto la Repubblica Ceca e l’unica cosa divertente l’ha regalata Inzaghi, illudendo per pochi secondi Barone che gli avrebbe passato il pallone sul gol del 2-0. Impossibile, lo sapevamo tutti. Gol di Barone italiaaustralia2006-materazziinvalida tutto. Nel frattempo è iniziata. 3 minuti, Del Piero alla prima da titolare trova Toni, fuori di un soffio. Giochiamo bene. Al 20′ azione improbabile: lancio di Gattuso, Toni praticamente colpito in testa serve Gilardino che prova la semirovesciata, Schwarzer para. Giusto così, non potevamo segnare con un’azione del genere. L’Australia difende altissimo. Pirlo trova Toni, numero sul mitico Vincent Grella che pascola da quelle parti e sinistro, Schwarzer è talmente lungo che sbaglia lato ma ci arriva coi piedi. Inizio ad innervosirmi: secondo tè freddo. 36′, fajolada su calcio piazzato, Chipperfield (che fino a quel momento ho ironicamente chiamato Chesterfield come le sigarette che non posso fumare) tira addosso a Buffon.
Fine primo tempo. Caressa invita al tè caldo e io continuo sulla mia strada, inflessibile: tè freddo, rigorosamente alla pesca.
Fuori Gila dentro Iaquinta. Fermatevi per 10 secondi: Iaquinta era ancora un giocatore, anche discreto, in quel mondiale sembrava l’unico dei nostri capace di correre. Ogni volta che entrava si diceva: “Adesso ci pensa Iaquinta con la sua velocità”. Chissà dove sei Vincenzone. Se ci leggi sappi che credevo in te dai tempi del Castel Di Sangro a PC Calcio.
Torniamo a Ponza. Sorrido, nella mia testa da allenatore è la mossa vincente. E io sono un grande tattico. Infatti Iaquinta non la struscia mai, Materazzi neanche e falcia Bresciano. Rosso diretto. Esagerato, per poco non fa i legamenti a Zambrotta, Bresciano ha accentuato. Comunque siamo in 10. Ci prova ancora Chesterfield e Buffon para. Sono gialli e verdi e sembrano il Brasile, noi siamo azzurri e sembriamo San Marino. Dentro Totti per Del Piero. Sono al nono tè freddo, o facciamo gol o collasso. Totti lo sa. Recupero: lancia di sinistro Grosso sulla fascia. Fabione fa secco Bresciano, finta effetto moviola su Neill che scivola italiaaustralia2006senza motivo e passeggiata sul corpo del difensore australiano. Rigore. Mi avevano giurato che il tè freddo fosse analcolico. No, no. Rigore davvero. Fallo di schiena non s’era mai visto, primi segnali che sarà il nostro mondiale. Lo stretto sugli occhi di Totti è uno di quei frame destinati a diventare storia. Le sue pupille sono palline di un flipper dei peggiori bar romani. Guarda l’arbitro e tira forte. Quello lungo stavolta non è lungo abbastanza, non ci arriva. Delirio. Caressa eguaglia il numero di “Totti” detti in tutta la carriera in una sola volta. La palla non torna nemmeno al centro, fischio finale. Non si sa come ma abbiamo vinto noi. Andiamo ad Amburgo. Anzi, ci vanno loro. Io resto a Ponza, alla fine non è così male. ​

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