Ve lo do io il Brasile. 06 – Curitiba e Porto Alegre

Abbiamo spaziato per l’Amazzonia, il NordEst, il Mato Grosso. È arrivato il momento di esplorare la parte forse più misconosciuta del Brasile, quella che meno assomiglia all’oleografica cartolina che l’immaginario collettivo riporta alla mente quando si fa quel nome, ma che è una parte importantissima nella sua diversità: il Sud. Parlo di tutto quel mondo sotto il Tropico del Capricorno, che quasi nessuno conosce e che invece ha tante cose da raccontare.

curitiba-trasportiCominciamo con Curitiba, capitale del Paranà. Città che conta quasi due milioni di abitanti, per dire. E che ha vinto premi mondiali a ripetizione come città più ecosostenibile e con la migliore qualità della vita. In effetti, quando passeggi per Curitiba, tutto ti sembra tranne di essere in Brasile: sembra più Basilea, o comunque la Svizzera. Tutto ordinato, tutto pulito, tutto nuovo, tutto efficiente. L’architettura urbana è curatissima, i servizi pubblici funzionano, la città è moderna e a misura d’uomo, a Curitiba stanno sperimentando da tempo un sistema di mobilità urbana basato su binari a induzione elettrica wireless (la c.d. witricity – argomento affascinante, se vi avanza tempo documentatevi, vale la pena). Esistono le stagioni, ovvero d’inverno (che qui nell’emisfero australe è rovesciato, quindi va da aprile a ottobre) fa freddo, anzi per essere precisi è la capitale più fredda del Brasile, data la sua altitudine (sta a 934 metri s.l.m.). A volte, signore e signori, NEVICA. Voi direte “e quindi?”. Provate a vivere sempre al caldo tropicale e vi accorgerete di quanto vi mancherà un po’ di sano ed elettrizzante freddo, dopo un po’. Insomma, credeteci o meno, un piccolo paradiso di efficienza.

curitiba-cascatePer creare ancora più contrasto, da Curitiba si parte per visitare uno dei posti più belli dove sia mai stata, dove la natura è regina e l’uomo non può che sentirsi piccolo ed insignificante: sto parlando delle cascate di Iguaçu, situate all’interno del Parco Nazionale di Iguaçu, che si stende lungo tre frontiere statali, quelle di Brasile, Argentina e Paraguay. L’Iguaçu è un fiume, affluente del più grande Paranà, che scorre tranquillo in mezzo alla lussureggiante foresta tropicale, un mare verde scuro solcato da questi vermetti di un verde più chiaro, e tu che ci volteggi sopra in aereo quasi annoiata ad un tratto ti accorgi che qualcosa sta cambiando: le acque del fiume si fanno marroni, scorrono più velocemente, e poi, senza preavviso, così all’assassina, al centro del fiume si apre un BUCO. Un buco vero e proprio, un enorme buco dove le acque cadono violente e spruzzano vapore acqueo tutto intorno, una nuvola che avvolge tutto, e tu dall’alto non ci puoi credere, a quello che stai vedendo, uno spettacolo impressionante nella sua bellezza, che ti inchioda al finestrino a stropicciarti gli occhi. Dopodiché il fiume riprende il suo corso, placido e indisturbato.

curitiba cascate di notteIn realtà questo spettacolo l’avete visto anche voi, ma non lo sapevate: le cascate di Iguaçu, o meglio il suo versante più alto, la cosiddetta Garganta do Diabo (Gola del diavolo), sono state la location del set di Mission, il film di Roland Joffé con Robert De Niro e Jeremy Irons, quello con la colonna sonora di Ennio Morricone suonata con i flauti e l’oboe. Dai, che la conoscete. Cercatela su YouTube, poi tornate qui, ché ancora non ho finito. Una volta scesi all’aeroporto di Foz de Iguaçu, se possibile pernottate presso l’hotel das Cataratas (cascate in portoghese), che sta proprio all’interno del parco dal lato brasiliano, e se ci riuscite fate in modo di trovarvi lì in una notte di luna piena, perché assisterete a qualcosa di meraviglioso e indicibile. Verso le undici di sera verrà a prendervi per accompagnarvi nel percorso un ranger del parco vestito identico al ranger Smith dell’orso Yoghi (cosa che a me ha causato un attacco di ridarella idiota che certo non ha fatto bene alla mia reputazione ai suoi occhi). Uscirete in gruppo dopo pressanti raccomandazioni di non allontanarvi mai a meno che non vogliate svegliare qualche felino selvatico tipo giaguaro e pantera, e di non dare spago alle scimmie che scassano la minchia. Vi incamminerete verso le cascate, il cui rumore è il sottofondo di ogni attività, e farete la prima scoperta: senza inquinamento luminoso, con la luna piena si vede come di giorno, però tutto grigio. Per dei civilizzati come noi, fa un effetto pazzesco, vedere le ombre disegnate per terra come a mezzogiorno, riuscire a distinguere le cose a decine di metri di distanza, come in un film in bianco e nero. Raggiungerete poi, attraverso sentieri ben disegnati in mezzo alla giungla, il lato del salto delle cascate e lì, se non vi fosse bastato già tutto il resto, scoprirete che le particelle di acqua in curitiba cascate dall'altosospensione, che di giorno sono attraversate dalla luce del sole dando luogo a tanti piccoli arcobaleni, di notte vengono attraversate dai raggi della luna, formando tanti piccoli arcobaleni D’ARGENTO. Una roba da far accapponare la pelle e piangere per la commozione, e non solo me che si sa che piango per un nonnulla. Ho visto uomini rotti ad ogni esperienza restare senza parole per la bellezza.
Di giorno invece lo spettacolo della natura, oltre che dalla vegetazione e le cascate meravigliose che ammirerete anche in barca passandoci vicino e infradiciandovi fino all’osso, è dato anche dall’abbondanza esagerata di fauna, scimmie che qui sono tipo i gatti, varani, avvoltoi, tucani, alligatori, uccelli e farfalle di tutti i tipi, tartarughe e gli immancabili coatì, una specie di tapiro peloso buffissimo che mangia come un democristiano dei bei tempi.

(Non so se si è capito che a me il Paranà nel suo complesso è piaciuto assai)

Presso l’Arena da Baixada di Curitiba, costruita ex novo a ritmi impossibili a causa dei ritardi accumulati, si sono disputate Iran – Nigeria, Honduras – Ecuador, Australia – Spagna e Algeria – Russia. Del campionato paranaense c’è poco da dire, la lotta storicamente si limita a sole due squadre, il Coritiba e l’Atletico Paranaense (insieme, 59 scudetti su 102 totali).

che-guevaraE veniamo alla capitale più a sud del Brasile, Porto Alegre. Confesso che io prima la conoscevo solo perché nella squadra dell’Internacional di Porto Alegre ci si era fatto le ossa l’Ottavo Re di Roma, il mito più grande prima che arrivasse Totti, l’eleganza, la classe, lo stile fatto calciatore: Paulo Roberto Falcao. L’ho anche incontrato, e mentre ce l’avevo davanti che mi autografava l’autografabile, dalla maglietta del Brasile per mio fratello (causa di future discussioni coniugali quando lui pretendeva senza discussioni di esporla incorniciata in salotto) al pallone al tovagliolo di carta allo scontrino del supermercato, non mi sono potuta trattenere e la romanista delusa che ancora si sveglia di notte al pensiero di quella nefasta serata gli ha chiesto a bruciapelo: “Falcao, perché non lo tirasti, quel rigore?”. Lui ha continuato imperterrito a firmare roba e a farsi fotografare, si è girato un attimo e ha risposto “eh, moça (ragazza), potessi tornare indietro lo tirerei solo per non sentirmi più chiedere perché non l’ho tirato”.

ronaldinhoGli abitanti del Rio Grande do Sul in Brasile sono genericamente indicati come “gaùchos” (mi raccomando, accento sulla u). Qualcuno si ricorderà forse che un altro calciatore famoso che costì ebbe i natali all’inizio della sua carriera era appellato per l’appunto Ronaldinho Gaùcho, per distinguerlo dall’altro Ronaldo (detto Ronaldinho) che all’epoca sua impazzava ma era carioca (e quindi nativo di Rio de Janeiro – appuntatevi questa cosa perché è importante e ci torneremo – i carioca sono gli abitanti di Rio de Janeiro città, e non i brasiliani in genere!!!). Poi venne in Europa e non ci fu più bisogno di distinguerlo. Bastavano i suoi dentoni per farlo ricordare.

Caratteristica dei gaùchos sono i due intercalare “tchê” e “bah” quando parlano: il primo è ormai semplice interiezione, “Oi, tudo bem, tchê?”, “Beleza, obrigado, tchê!”, e così via. Il secondo indica invece una sorpresa positiva, un apprezzamento, o al contrario uno spavento: “bah, que festa boa!”, “fiquei encerrado, boa!”.
Interessante sapere che il primo intercalare, “tchê”, deriva dal dialetto tupi-guarani degli indios di quella zona, e significa “amico”: è molto diffuso non solo tra i gaùchos, ma in genere in tutte le popolazioni sudamericane di lingua spagnola limitrofe, i cosiddetti pamperos (argentini e uruguagi, nella zona delle Pampas). Non a caso, Ernesto Guevara, prode combattente argentino ormai icona di tutte le rivoluzioni e tutte le magliette, fu soprannominato Che (trascrizione spagnola) proprio perché ne faceva uso e abuso nel suo modo di esprimersi.

Oltre al portoghese, qui si parla anche una derivazione del dialetto veneto, detto “talian”, grazie alle centinaia di migliaia di emigranti che all’inizio del secolo scorso approdarono qui e che non a caso fondarono cittadine dai nomi assolutamente poco nostalgici tipo Nova Treviso, Nova Padua, Nova Bassano.

noglobalAltro motivo per cui Porto Alegre ha la sua importanza nel panorama brasiliano è che fu sede delle prime cinque edizioni del WSF, il World Social Forum, incontro annuale dei membri dei movimenti per la globalizzazione alternativa (antiimperialista, antiliberista, anticapitalista, anti) con l’obiettivo di coordinare le campagne mondiali, condividere e raffinare le strategie organizzative, informarsi vicendevolmente sui diversi movimenti sparsi per il mondo. In quel periodo, tra il 2001 e il 2005, il Brasile si trovava in un momento di grandi trasformazioni economiche e sociali che avrebbero successivamente portato alla vittoria alle elezioni come Presidente della Repubblica del candidato del Partido dos Trabalhadores (PT), Luiz Inàcio “Lula” da Silva. E Porto Alegre rappresentava uno dei “cantieri” più attivi di questa trasformazione, quindi sede ideale dei movimenti anticapitalistici mondiali.

Il campionato gaùcho di calcio anche qui è dominato da due squadre, l’Internacional e il Grêmio, entrambe di Porto Alegre: rispettivamente 43 e 36 titoli a testa. Squadre che si sono sempre fatte ben valere nel campionato brasiliano tra stati, il cosiddetto Brasileirão, cercando di contrastare il dominio delle squadre di San Paolo e Rio de Janeiro.
Lo stadio di Porto Alegre dove si sono giocate quattro partite di girone (Francia – Honduras, Australia – Olanda, Corea del Sud – Algeria, Nigeria – Argentina) e un ottavo di finale (Germania – Algeria, 2 a 1 ai supplementari), è il Beira-Rio, letteralmente “lungofiume”, perché affaccia sul Guaibà. Sapevatelo, su Rieduchescional Channel. Anzi, Rieducação Canal.

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