Memento Ronaldo. Francia-Brasile 1998

Quando è triste, la mia coinquilina brasiliana non ha come me ‘le ruote sgonfie’ o ‘l’acqua nelle scarpe e fuori piove’. Ti piazza in faccia due occhioni giganti da gatto con gli stivali di Shrek, non riesci a ignorarla senza sentirti una merda. Mi è tornata a casa con quella faccia dopo la sfida con la Colombia, preoccupata per Neymar. No Thiago Silva, al brasiliano medio del vecchio cuore rossonero non importa una ceppa. Lei poi non segue il calcio. Sono solo le vertebre di Neymar e i tedeschi che avanzano a farle paura.

Per rinfrancarla ho tirato fuori tutto il repertorio.

A volte dalla panchina si alza Schillaci e non lo puoi sapere cosa ti combina. Buffon infortunato non è la vera tragedia. Leggi Grosso fra i convocati e pensi che ci vorrebbe una legge fascistissima del governo, meno tasse per le coppie che sfornano terzini decenti e, sorpresone, proprio quel tipo del Palermo ti fa vincere i mondiali. Poi c’è la Germania che lascia un giocatore libero di dire: ’Siamo quasi perfetti’ alla vigilia gufandosela quanto i costruttori dell’inaffondabile Titanic.

Dicendole in pratica che il calcio non si prevede, non si capisce, si segue e si ricorda.

ronaldo98-zidanePrendi la finale Francia-Brasile era il coronamento dei sogni degli organizzatori. Adidas vs Nike, i padroni di casa se la vedono contro i funamboli per antonomasia, Ronaldo in quel 1998 era il calcio, la carica vitalizia di Fenomeno già in tasca a neanche 22 anni. Poi nel pomeriggio per tutto il pianeta rimbalza la notizia di una sua presunta crisi epilettica in albergo, l’allarme dato da Roberto Carlos e che sfiga, proprio a lui, Dunga che non gliene frega niente a nessuno, sta benissimo. Alle 20 nelle formazioni ufficiali Ronaldo non è tra i titolari. Alle 21 colpo di scena, eccolo là. I francesi escono dal tunnel in fila indiana mentre i brasiliani si tengono per mano come i Puffi durante il girotondo di rito, quello per festeggiare la vittoria sull’ennesima diabolica trama di Gargamella. Si giocasse a figurine, i brasiliani vincono facile facile.

Fenomeno, Leonardo, Taffarel, Roberto Carlos, Junior Baniano, Rivaldo, Cesar Sampaio, Cafù, Bebeto, Aldair e Dunga, togline pure un paio e mettici Abate e Costant e il risultato fa brutto uguale.

Invece è Zidane, l’immigrato di seconda generazione, a prendersi il mondiale con una prestazione tutta da rivedere quando la vita non riserva che amarezze, e solo per come muove le gambe con la palla in mezzo senza mai cadere o perderla. O per come fa quel cavolo che gli pare contro il verdeoro di turno, mentre Ronaldo si aggira senza scopo, ridotto un tossico a rota che neanche gliela fa a tentare la colla. Quello sì che fu una sorpresa. Brutta, perché ti si stringeva il cuore a vederlo ridotto così. Ricordo di aver pensato alla Croce Verde che quattro anni prima aveva scortato il Pibe sul viale del tramonto ma escono solo Leonardo e Cesar Sampaio.

Il direttore dell’albergo racconterà di aver sentito i brasiliani gridare ‘al morto’ e ronaldo98-2uscire con il compagno vivo ma con gli strali a lutto. Il ct Zagallo dirà che nessuno ha ritenuto indispensabile destarlo dalla pennica pomeridiana. Il giorno dopo, malfermo sulle gambe, il Fenomeno si accollerà tutta la responsabilità scagionando la Nike, lo staff tecnico, lo staff medico e gli organizzatori. Ha creduto di morire ma ha deciso di giocare. Vuole solo dimenticare.

Tutto si chiude con l’Inter che vede rientrare un calciatore per il quale ha sborsato un patrimonio (erano bei tempi) ridotto a un rottame senza l’ombra di un risarcimento, tanto lo sponsor è lo stesso.

E tutti a chiedersi perché. Oddio, cosa sia successo davvero è il segreto di Pulcinella. I dubbi sono altri, lo spettacolo e i suoi torbidi retroscena. Arrivando alla conclusione che sia che si parli di Opera o del saggio di danza della nipote, puoi sempre sentire l’odore di fogna quando piove troppo.

Io quella finale non me la scorderò mai, ci ho perso l’innocenza e anche parecchie ore nel Viale delle Rimembranze. Capita sempre l’episodio che dichiara implicitamente l’omertà, la connivenza con il sistema, a volte in modo intelligente, a volte alla ‘Non puoi capire zio, minchia oh, minchia boh!’, e quando succede mi ricordo il Fenomeno morto che cammina a Parigi. Forse i giocatori come gli affiliati della mafia non barattano l’onore con la libertà e se questa frase vi suona familiare ve lo dico, è sulla lapide di Mangano, lo stalliere di Arcore.

ronaldo98-coppaSe quello che conta nei bilanci è l’epilogo, la Francia è campione del mondo 1998, albo d’oro e archiviare. Invece come il collettivo dei segaioli innamorati delle sorelle Lisbon in ‘Vergin Suicides’ mi perdo sempre a ricordarmi questa storia, la finale falsata, come la chiama qualcuno, il punto di non ritorno del Fenomeno, il fascino banale degno del finale de ‘La Grande Bellezza’, fin dai tempi delle favole che è tutto fasullo come la parrucca di una battona.

E voi ci credete davvero che la mia coinquilina ha ascoltato ‘sto pippone fino alla fine? Ma va. L’ho persa da quando ho nominato Schillaci. Dalle torto, se n’è dimenticato il Fenomeno (almeno pare) e se ne deve ricordare lei? Le basta che non vinca la Germania o peggio, l’Argentina in casa.

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