Ve lo do io il Brasile. 07 – Belo Horizonte

Manca poco: ancora qualche giorno e calerà il sipario sulla XX edizione dei campionati di calcio. Qui ci sta bene quel passaggio di Harry ti presento Sally in cui quel gran paraculo di Billy Crystal saluta la fiamma del momento con un melenso “Già mi manchi!” un attimo prima di fiondarsi sulla prossima vittima. Anche voi farete così, lo so. Già vi lamentate della prossima fine dei Mondiali ma con il pensiero siete già al 31 agosto e all’inizio del prossimo campionato di Serie A. You men are all alike (cit.).

E io, per cercare di tenere minierein qualche modo viva l’attenzione su meu Brasil, sto tenendo i pezzi grossi per la fine. Oggi e domani andiamo negli stati confinanti del Minas Gerais e di Bahia, rispettivamente nelle capitali Belo Horizonte e Salvador. In realtà più che di Belo Horizonte (traduzione facilissima, non vedo perché infatti dovrei darvela io, se non per inutilmente mortificare la vostra intelligenza) vale la pena di saperne di più sullo stato del Minas Gerais (traduzione più accreditata: “Miniere Generali”, poi ce ne sono altre più fantasiose e meno aderenti allo stato delle cose). Innanzitutto, si chiama così perché alla fine del 1600 quivi fu scoperto l’oro. E non solo. Anche i diamanti, l’argento e un sacco di minerali che col tempo hanno fatto la fortuna di questo stato, terzo in Brasile per PIL. E anche qui iniziò la “gold rush”, quella corsa all’oro che nel nostro immaginario di ragazzini si concentra solo in Klondike: il territorio fino a quel momento scarsamente popolato, dal clima mite e dai paesaggi lussureggianti, divenne meta di colonizzatori spesso senza scrupoli, che facevano arrivare la manodopera dall’Africa attraverso gli schiavisti presso il porto di Paraty, a metà strada tra Rio e San Paolo (ancora oggi città coloniale DE-LI-ZIO-SA, un vero gioiellino) e poi facevano costruire ai medesimi schiavi la strada, detta “Estrada Real” che dalla costa si inerpicava per le montagne e che avrebbe poi ricondotto l’oro alle navi. Milleseicento chilometri da Paraty a una delle prime città coloniali costruite nel periodo della corsa all’oro, ironicamente chiamata Ouro Preto (oro nero). Altre ne sarebbero sorte, dai nomi suggestivi e rivelatori come Diamantina o Tiradentes, e che oggi sono l’attrattiva più famosa del turismo mineiro, dichiarate patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

belo horizonteBelo Horizonte, confidenzialmente e brevemente più nota come BH (pronuncia: BÈ AGÀ), è una ricca e tranquilla città di quasi due milioni e mezzo di abitanti, dal clima piuttosto temperato senza le esasperazioni del caldo tropicale, che non spicca per bellezza ma ha una particolarità: oltre il 30% dei suoi abitanti ha origini italiane. Anzi, più precisamente: tantissimi piemontesi. Questo perché negli anni ’70 la FIAT impiantò qui una fabbrica di automobili, e successivamente arrivarono l’IVECO, la Magneti Marelli, la CNH (trattori agricoli). E così si spiega anche la caratteristica più evidente del sotaque (accento) mineiro: l’intercalare quasi ossessivo “neh!”. “Obrigado, neh!”, “Neh, tudo bem?”, “Olha que moça aì, neh!”. Con lo stesso strascicamento finale della e, persino! Praticamente in certe giornate piovose sembra di stare a Torino. Nota a margine: in Brasile, e qui nel Minas più che altrove, la FIAT è una potenza. Credo sia la marca più venduta di automobili, nonostante la messa su strada di modelli quali la Palio. Giusto ai brasiliani, ecco.

niemeyerDa vedere a BH c’è in pratica soltanto la chiesa di San Francesco di Assisi, progettata dal solito Oscar Niemeyer, quello di Brasilia e di altri centinaia di progetti in Brasile e nel mondo, tra cui la sede della Mondadori a Segrate. Giuro.
Il Minas Gerais storicamente eccelle in due campi: la politica e la cucina. Nel Minas infatti sono nati o cresciuti esponenti di diverse correnti politiche che con il tempo hanno raggiunto i vertici della presidenza, da Juscelino Kubitscheck (colui che volle la capitale Brasilia) a Tancredo Neves all’attuale presidente, la prima donna, Dilma Rousseff. Curiosità: a metà del 1800, il governo del Brasile era equamente e concordamente diviso tra i governatori dei due stati di San Paolo, dove c’erano i latifondisti del caffè, e il Minas Gerais, la cui caratteristica principale, oltre all’estrazione mineraria, è la produzione casearia, dovuta all’ottimo latte che viene prodotto. Di conseguenza, quel periodo storico del Brasile è noto come “politica del caffellatte – cafè com leite”.

paoE proprio per l’abbondanza e la qualità della produzione agricola e casearia, la cucina mineira è tra le più apprezzate: semplice, tradizionale, da trattoria a conduzione familiare, dobbiamo ringraziarla per aver regalato al mondo una delle cose più gustose che si possano trovare in Brasile, e cioè il pão de queijo (pane al formaggio), delle palline lievitate morbidissime e saporitissime, fatte con farina, formaggio e uova. Io ne sento la mancanza in un modo che, credetemi, al solo pensiero mi commuovo. Ancora oggi, a chiunque torni dal Brasile chiedo di portarmi delle buste di preparato già pronto, pronta a pagarle a peso d’oro, tipo tossico con l’eroina.

cachacaAltra tradizione in cui il Minas va fortissimo è la cachaça, che già sapete essere l’acquavite estratta dalla canna da zucchero che è la base della caipirinha. Però qui è distillata attentamente e va bevuta liscia, e si chiama pinga. Ne esistono svariate etichette, dall’Havana alla Vale Verde (da anni proclamata la migliore del Brasile), ma in loco se ne producono alcune artigianali da svenire.
Un altro campo dove il Minas eccelle è la musica, non soltanto perché Ary Barroso, il compositore della più celebre canzone brasiliana, ovvero “Aquarela do Brasil”, era di qui, ma perché negli anni ’80-’90 da queste parti vi fu una concentrazione davvero singolare di band che poi hanno avuto un riscontro internazionale, in particolare nell’heavy metal. La più famosa, ormai mito, sono i Sepultura. Ma anche Viper, Jota Quest, in altri generi gli Skank, Ana Carolina e il famigerato Gustavo Lima (sì, quello di TCHÊ TCHERERE TCHÊ TCHÊ, proprio lui – per chi fosse interessato, il genere musicale del giovanotto si chiama forrò, ed è molto popolare nelle zone del Nord e SudEste).

E veniamo alla parte per voi più interessante: parliamo di CALCIO! Anzi, DEL calcio, visto che nel Minas Gerais, precisamente in un paesino chiamato Três Corações (tre cuori) vide la luce LUI, l’uomo che ha illuminato i campi di calcio fino all’avvento dell’unico altro in grado di contendergli il titolo di Dio della palla, l’uomo che “quando faccio qualcosa, mi piace farla bene”, l’uomo la cui rovesciata più famosa è quella in un film dove finiva, lui nero, in un lager di nazisti con Stallone portiere ancora più improbabile di lui: Edson Arantes do Nascimento. Pelè.
Poi aggiungiamoci anche che a Belo Horizonte è nato Toninho Cerezo, quello che la notte di Capodanno “chissà che cosa starà facendo adesso” “Secondo me dorme, perché è un professionista”, aka Tappetaro, aka Tiremolla, grande centrocampista della Roma dello scudetto del 1983, per sempre nel mio cuore. Cioè, direi che insomma, possiamo stacce, no?

Nel campionato mineiro giocano due grandi squadre, da cui sono usciti tanti campioni: l’Atletico Mineiro (42 titoli) e il Cruzeiro (37 titoli). Come già abbiamo visto per la squadra del Palmeiras a San Paolo, anche il Cruzeiro prima del 1942 si chiamava Palestra Itàlia ed era la squadra degli italiani immigrati. Poi per colpa della nostra entrata nell’Asse, il Brasile impose di togliere ogni riferimento alle nazioni coinvolte e diventò Cruzeiro. Il quale club potrebbe essere paragonato alla nostra Inter, essendo l’unico ad aver vinto nello stesso anno, il 2003 per la precisione, le tre competizioni campionato mineiro, Brasileirão e Copa do Brasil.
Le partite del Mondiale si giocano nel famoso stadio Mineirão, dopo il Maracanà lo stadio con la maggior storia. Abbiamo già assistito a Colombia – Grecia, Belgio – Algeria, Argentina – Iran e Costarica – Inghilterra nei gironi di qualificazione, a Brasile – Cile negli ottavi e a Brasile – Germania per la prima semifinale. Direi che gli spettatori hanno avuto di che divertirsi.

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