Ora Barbosa riposa in pace

La mia coinquilina ce l’ha fatta. E’ riuscita a farmi tifare Brasile: dopo essersi beccata più no del bambino con cui da piccola giocavo al mare che e mi chiedeva di fargliela vedere -ciao caro, sappi che ti ricordo con affetto, nessuno mi ha più voluto così- mi ha finalmente visto indossare la maglia della Selecao. Puzzava di maschio sudato, è dell’altro coinquilino e le maglie di calcio hanno un’igiene tutta loro. Mentre attraversavamo il centro verso l’Ostello Bello canticchiando Corcovado, la gente ci guardava camminare, va’ che le brasiliane sono sempre allegre, que lindo. Arriviamo in ritardo e neanche faccio in tempo a bere un sorso di Guinness che parte la goleada, così, dal niente, come una grandinata a Maggio. Il tifo è spudoratamente filo-tedesco, interrail e zaini in spalla. Dopo la terza pera mantengo l’aplomb e la saggezza da esperta di calcio, nonostante sia proprio l’esperienza a farmi pensare che se lasci così libero di tirare un avversario a inizio partita, meriti di morire, e pure male. A friend in need is a friend indeed, fino alla fine, fino in fondo. Riesco a dire: ‘Massì, nel calcio succede di tutto, adesso rimontate, si parla dopo la zona Cesarini’. Le dico di pensare al Liverpool, e meno male che non sa cosa sia, non c’entra niente. Al quarto gol comincio a chiedermi cosa cavolo si fa quando la partita è evidentemente finita al 30’ salvo miracoli. No, salvo un cavolo. La squadra di Scolari sta precipitando come un ascensore rotto e bisogna vedere di quanti piani è il grattacielo, e lo decide la Germania. Sta tutto a lei. Se vuole giocare con il cibo o se avrà il respecto di Casillas.

La coinquilina va a casa per stare da sola, io resto. Tra l’altro da finta brasiliana guadagno birra gratis e un sacco di sorrisi.

scolari7Non è tutto sto gran calcio, la Germania, è il gioco dei brasiliani che va contro la balistica di qualsiasi sport: contro la logica e contro il buon senso, mentre crucchi sono avvelenati come un nido di vipere e gliene mettono altri tre. L’esultanza dei presenti è composta, la loro euforia è come quando la mamma della Barilla dice che è pronto. Non li invidio neanche un po’. Oddio, invidio la finale, non l’essere crucchi. Quando Neuer perde la testa all’unico e inutile gol preso, ho immaginato il ritiro in una riproduzione del castello della Vestfalia a compiere riti esoterici ariani tipo ingessarsi i capelli e spaccare mele a testate o immergere lo scroto nei catini di ghiaccio per temprare le membra con Wagner in filodiffusione. Devono aver temuto il fattore campo, un po’ come tutti, solo che loro quando si sentono accerchiati impazziscono come cani rabbiosi. Dev’essere per questo, che noi italiani non gli facciamo paura. Noi non li accerchiamo, li guardiamo con la deferenza degli straccioni pronti a rubare il portafoglio.

Risultato finale 7 a 1.

Klose scavalca Ronaldo nel maggior numero di reti segnate in un mondiale. Un po’ retorico dire ‘A casa’ visto che il Brasile è già a casa sua.

Ho monitorato sui media la loro disperazione.

fernandes

Il primo alla gogna è Felipao, già esonerato, farà la finalina e ciao. Poi Fred, sputtanato da diagrammi che ne mostrano l’inutilità in campo. Di Thiago Silva neanche a parlarne, come se fra lui e Dante non ci fosse differenza. Per un paese abituato a terzini che scendono ad attaccare, uno dei migliori centrali al mondo è apprezzato come il cervello di Adriana Lima.

David Luìz grazie a preghiere e lacrime o in virtù della chioma da arcangelo Gabriele, è santo, e viene risparmiato dal lancio di uova marce quando in qualunque stadio lo avrebbero aspettato fuori. Marcelo mi è sembrato identico alla finale di Champions. Per me sta ancora correndo come Mario Bros verso la principessa Pesca, e dovranno abbatterlo a funghetti, ma forse è una mia impressione.

I brasiliani sfottono il presidente Dilma, incapace di rubare il mondiale come si deve, e si accorgono dello stadio che avanza, il Manaus, teatro dell’unica partita vinta dall’Italia, inutilizzabile visto che non c’è una squadra di calcio nei paraggi.

Poi segnalano i biscotti celebrativi della panetteria di Jurgen Klismann e un politico malese che rimpiange Hitler. La chicca al sapore di wikipedia di Ronaldo rende i toni del dramma: il Fenomeno ricorda che i premi Nobel della Germania sono 102 contro lo 0 tondo del Brasile.

La più grande disfatta di sempre in una semifinale non si scorda facilmente, anche se è stata più che meritata.

barbosa50Non sono d’accordo con Caressa sulla storia che per i giocatori della Germania sarà un’impresa da riportare ai nipoti. Certo, i nipoti resteranno sorpresi per il risultato, ma se guarderanno la formazione con tetesko zelo, ci troveranno poco Brasile da annali. Un tempo si diceva che sarebbe bastato andare in un qualsiasi campetto di Rio per vedere gli eredi di Dinho, oggi immagino Ipanema piena di piccoli Abate e Constant che provano il cross e sfondano la vetrina del kebabbaro. Non sono neanche d’accordo con chi parla di nuova maledizione: il 2014 dopo il 1950, il Mineiro dopo il Maracanà. Quando passerà lo shock, con tutto il neopositivismo e ordem e progresso, capiranno che è stata solo una brutta nazionale incapace di reggere le attese. Per ora, solo un brasiliano può riposare finalmente in pace, Moacir Barbosa, il reo del Maracanà, morto povero e solo nel 2000, dopo aver portato la croce della disfatta per cinquant’anni, portiere di un Brasile che perse per arroganza, non per inconsistenza.

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