Le Pagelle Senza Voti di Italia-Svezia 1-0

Naturalmente il nostro primo impulso nel cercare la caratteristica della nazione avversaria su cui parametrare le prestazioni degli azzurri è stato quello di paragonare ogni giocatore a un film di Ingmar Bergman – però poi ci è sembrato troppo ovvio, sicuramente lo faranno tutti i giornali sportivi. Sicché, abbiamo optato per una delle esportazioni svedesi più sottovalutate: la musica pop. Perché mentre noi ci ammazziamo pur di portare in giro Bocelli e Il Volo, col loro sound che così efficacemente ci rappresenta, loro da sempre piazzano le loro canzoncine ovunque. Purtroppo per loro, in campo siamo stati noi a cantargliele. 

Buffon – Ace of Base, “All that she wants”
Certe volte un n.1 porta una visibilità limitata nel tempo – e come il gruppuscolo che devastò le classifiche (e non solo quelle) negli anni 90, il capitano si vede solo per un brevissimo frangente, e a noi va bene così.
Barzagli – The Cardigans, “My favourite game”
Il tipo di partita che preferisce: l’uomo che dovrebbe puntarlo non ci prova nemmeno, lui può persino dare mollemente una mano ai compagni di reparto.
Bonucci – The Knife, “Pass this on”
Partita mascherata e ombrosa: non è mai realmente impensierito dagli attaccanti svedesi, in compenso avendo troppa gente che balla attorno non può cimentarsi col ruolo sperimentale di Iniesta arretrato (ma MOLTO arretrato) che di colpo il manager gli ha vestito addosso.
Chiellini – Roxette, “Crash boom bang”
In 90 minuti tocca anche qualche pallone, ma glielo possiamo perdonare.
De Rossi – Swedish House Mafia, Don’t you worry child
Il tastierone cafonazzo è, in campo musicale, portabandiera di somma e orgogliosa ignoranza – e lui in questa Italia lo suona senza risparmio, alla faccia di chi vagheggia pretese artistiche.
Parolo – The Hives, “Tick tick boom”
Partita più garage-punk di quanto gli piacerebbe, probabilmente: a un certo punto il nostro centrocampo sembra scomparso, e lui boccheggia. Poi di colpo trova il singolo esplosivo che potrebbe lanciarlo in classifica, ma il mondo non è pronto ad acclamarlo come una rockstar.
Giaccherini – Alcazar, “Crying at the discoteque”
Come il gruppo di infinita tamarraggine che rimasticava vecchi successi anni 70, prova a rimasticare la propria prestazione coi Belgi, ma presto si ritrova subissato di cristoni svedesi. Si ripiglia un po’ nel finale, ma non è che sia abbastanza per poi andare in tv a bullarsi che “Ciàbbiamo i coglioni” – anche se la mentalità da discuteca del quartiere è sempre stata un po’ il suo bello.
Florenzi – Europe, “The final countdown”
Sembra mettere qualcosa di drammatico in ogni singolo gesto, anche le sue rimesse laterali hanno qualcosa di fatale. Quando gli svedesi iniziano a calare, è uno dei primi ad accorgersene e a spingere.
Candreva – Icona Pop, “I love it”
L’oggetto d’amore è il portiere aversario, e il ritornello del laziale è: tirargli addosso. Suona stupido, ma lui risponde “I! Don’t! Care!”
Eder – Abba, “Mamma mia”
Riesce a schiantare un quartetto di svedesi dopo una partita che sembrava una Waterloo e un anno in cui faceva fatica anche solo davanti alla porta (vedi un’occasione colossale in Milan-Inter) (situazione che ci sovviene per puro caso).
Pellé – Avicii, “Wake me up”
Beh, non è che ci sia molto da spiegare, no?
Zaza – The Ark, “It takes a fool to remain sane”
Entra, e subito l’allenatore lo copre di insulti perché non sta marcando a dovere il difensore avversario. Poi apre la strada per il gol a un compagno che si era defilato per tutta la partita. Probabilmente esce dal campo pensando che una volta c’era più rispetto per i centravanti.
Sturaro – Lykke Li, “I’ll follow”
Non fa molto, probabilmente gli ordini di Conte erano, semplicemente, “Mettiti lì e insegui quelli in giallo”.
Thiago Motta – Yngwie Malmsteen, “Arpeggios from hell”
Sapete, quando la velocità è tutto.

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