Italia-Spagna 2-0, le Pagelle Che Non Lo Erano

Per le nostre Pagelle Senza Voti tradizionalmente ispirate dalle squadre avversarie, non potevamo non metterla sul piano dell’arte e dei capolavori: ecco quindi che le prestazioni degli azzurri trovano paragone nei maggiori pittori spagnoli. Alcuni li conoscevamo davvero.

Buffon – Velazquez
Il padre di tutti i critici d’arte John Ruskin scrisse: “Tutto ciò che fa Velasquez può essere considerato assolutamente giusto”. Nel suo repertorio, soggetti religiosi (parecchie Madonne) ma è famoso soprattutto perché dipingeva i reali spagnoli e non poteva fare a meno di far vedere i babbioni che erano.
De Sciglio – Picasso
Tutto ci saremmo aspettati nella vita, tranne che accostarlo a uno dei più grandi artisti visti sul pianeta. E d’altro canto, dopo aver contribuito per un anno alla Guernica milanista, è chiaro a tutti che attualmente ha addosso una maglia che sente molto di più; ebbene sì, è nel suo periodo blu.
Chiellini – Goya maja desnuda
Come nel quadro più famoso del maestro, si propone in due versioni: quella che non fa fare gol (a Morata, mica a un inglese a caso), e quella che li fa. E risulta mirabile sia vestido che desnudo.
Bonucci – Mirò
Surrealismo a volontà. O per voi è normale che si metta anche a cercare l’assist in no look alla Ronaldinho e partire in coast to coast alla Michael Jordan? Andiamo, è ovvio che ogni contesto realistico è saltato.
Barzagli – Murillo
No, non il Murillo dell’Inter – avete capito benissimo che ci riferiamo, evidentemente, a Bartolome Esteban Murillo, che nel Seicento guardò con vivo realismo alla vita nelle strade. Okay, no, avete capito benissimo che non riconosceremmo un quadro di Murillo, evidentemente, nemmeno se qualcuno ce lo piazzasse a mo’ di avvertimento in fondo al letto, e volevamo fare, evidentemente, un gioco di parole scemo tra MURO e MURILLO.
De Rossi – Navarrete
Juan Fernandez de Navarrete, il Tiziano di Spagna, detto El Mudo (non da se stesso) (essendo mudo, appunto), noto manierista: le maniere di Capitanfuturo sono maniere forti per 53 minuti. Quando esce per infortunio, il quadro della situazione peggiora sensibilmente.
Florenzi – Ribera
Detto “Lo spagnolétto” durante il suo periodo in Italia, si specializzò nel tenebrismo (ehi, non stiamo inventando), sentendosi portato per il lavoro oscuro.
Parolo – Francisco de Paula Van Halen
Nell’Ottocento nessuno sapeva calarsi in una battaglia come lui – dovete sapere che all’epoca non esistevano le fotografie (pensate che casino, in giro con gli amici, farsi i selfie col pennello) e lui rappresentava in modo impeccabile le schermaglie. Merita di essere menzionato il fatto che due suoi cugini, molto ammirati dalla sua capacità di vendere quadri, gli dedicarono una canzone intitolata “Everybody Wants Some!!” persistenza-della-memoria_persistence-of-memory
Giaccherini – Salvador Dalì
Puro genio scervellato.
Pellé – Remedios Varo
Ovvero María de los Remedios Alicia Rodriga Varo y Uranga – apprezzata più all’estero che in patria, attraente quanto imprevedibile. Per dire: quando viene ammonito, cinque secondi dopo cerca subito il secondo giallo; quando sembra che faccia schifo, segna. Quando si è artisti.
Eder – El Greco
Come dice anche il nome, un infiltrato di un altro Paese. Quando realizza il Seppellimento del Conte di Orgaz seppellendo due gol che sembrano già fatti, il Conte in panchina seppellirebbe lui; però la sua punizione causa l’unico errore di De Gea, cui fa seguito l’Adorazione dei Pastori e di tutti noi.
Thiago Motta – Pitture rupestri di Altamira
Arte primitiva e in effetti vecchissima, arrivata fino a noi dal 12mila A.C. Rappresenta di volta in volta un caprone, un orso, un mammuth. Forse più un caprone.
Insigne – Solana
Entra e porta un po’ di espressionismo. Serve sempre.
Darmian – Celia Gimenez celia gimenez
Nel 2012 la signora Celia, 80enne che si dilettava di pittura, si offrì di restaurare un affresco della chiesina del suo paese rappresentante Cristo Nostro Signore. Fece una roba talmente scrausa, che il suo scempio divenne virale: alcuni critici inneggiarono (seriamente) al capolavoro pop e la gente iniziò ad andare in pellegrinaggio per vedere, pagando – non molto, ma abbastanza da fruttare 57mila euro. Ecco, quando a fine partita Darmian riceve palla da Insigne sbaglia il controllo, passa all’avversario, eppure la palla arriva in qualche modo a Pellé che la fa fruttare. E la critica si inchina, come noi del resto – capre! Capre!

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