Perché ComunqueItalia?

fantozzi-frittatona

Perché la Nazionale la usiamo. Le vogliamo anche bene, tanto, per carità. Più di quello che saremmo disposti ad ammettere. Ma la usiamo.

La usiamo se vince. Per fare i caroselli. Vantarci coi francesi, o i tedeschi, o tutti gli altri.

La usiamo se perde. Per sfogarci contro un commissario tecnico, e contro quei miliardari sfaticati con la Porsche e le veline, e in particolare quelli che militano in quella squadra che non ci garba.

La usiamo ogni quattro anni (sì, ogni quattro anni, perché manco gli Europei ci portano a temperatura) per sentirci finalmente dalla stessa parte della barricata, per potere finalmente condividere esultanza e rabbia con i rivali di tifo. Nella lunga pausa tra un Mondiale e l’altro, le maglie azzurre non “tirano”. I dati Auditel, le tirature dei giornali, i clic ai siti sportivi nei giorni delle partite della Nazionale parlano da soli. Le uniche impennate (o meglio dire rigurgiti) di tifo azzurro scattano, ça va sans dire, con la polemicaccia, il tormentone su una vittima di lusso, di un CT che – è talmente evidente – è prezzolato, incompetente e cieco.

Ma poi, a Dio piacendo, ecco il Mondiale e la scusa (stavamo per scrivere alibi) per sentirsi finalmente “uni”, scriverebbe Manzoni. Tutti davanti alla tv e poi, se va bene, in piazza ad abbracciarci, a sbandierare, a strombettare scandendo questa parola di sei lettere, Italia.

E in cambio di questa recita, di questo uso furbastro di cui è oggetto, questa squadra ha messo insieme in un secolo di vita una montagna di ricordi, sensazioni, emozioni, di pagine chiare e pagine scure dove qualcosa è rimasto, cavolo se è rimasto. Noi ce ne siamo accorti strada facendo, mentre pensavamo e selezionavamo i contenuti da infilare qui dentro, voi ve ne accorgerete leggendolo e vivendo queste settimane con noi. Questa centenaria Nazionale italiana, piaccia o no, è un pezzo importante della nostra vita di malati e malaticci di calcio, l’ombra di sempre del campanile (bianconero, nerazzurro, rossonero, giallorosso, rossoblu eccetera) al quale siamo tanto devoti. E abbiamo cercato, assolutamente a ruota e mente libera, di mettere insieme i replay, le foto, i suoni, gli articoli di giornale, le chiacchiere da bar, le canzoni, persino le barzellette sparse nella camera oscura della memoria.

Poi, va da sé, qualcosa abbiamo lasciato fuori dalla rosa dei convocati. Alcune storie dei nonni e bisnonni ci hanno emozionato, ma le cose che abbiamo vissuto hanno un aspetto più vivo – e forse dipende dal fatto che tutti noi abbiamo iniziato a fantasticare di calcio quando già era a colori, perdendoci l’epica del bianco e nero.

Un altro motivo è che – è talmente evidente – siamo prezzolati, incompetenti e ciechi…

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